LA RISOLUZIONE PER INADEMPIMENTO 2

Non occorre invece che abbia l’entità (l’importanza non scarsa) richiesta in generale dal 1455.
È escluso il sindacato giudiziale sull’importanza che l’obbligazione inadempiuta ha nell’economia del contratto, ma non anche quello sull’entità della lesione che l’obbligazione abbia ricevuto.
L’inadempimento non determina automaticamente la risoluzione, ma fa scattare un potere di scelta della vittima (a differenza di quanto deve ritenersi per la diffida ad adempiere): se la vittima vuole la risoluzione, ha l’onere di dichiarare all’inadempiente che intende valersi della clausola risolutiva, e solo per effetto di tale dichiarazione la risoluzione si verifica di diritto (1456.2); in mancanza di dichiarazione, il contratto non si risolve.
Non è previsto termine entro cui la parte legittimata debba rendere la dichiarazione: la giurisprudenza consente all’inadempiente di adempiere, salvando il rapporto, fino a che l’altra parte non abbia dichiarato di avvalersi della clausola.
La dichiarazione di avvalersi della clausola è un negozio unilaterale.
È ricettizia e non è formale, sicché può risultare per implicito, da fatti concludenti.
La dichiarazione è preclusa dalla rinuncia della parte legittimata; questa può essere espressa, ma anche tacita, per atti incompatibili con la volontà di risolvere.
La possibilità di risolvere il contratto di diritto, mediante invocazione della clausola risolutiva espressa, coesiste con la possibilità di risolverlo giudizialmente.
Quest’ultima riguarda ovviamente i casi in cui si verifichi un inadempimento diverso da quello dedotto nella clausola.
Proposta domanda ex 1453, la parte legittimata può, in qualunque momento successivo, invocare la clausola come produttiva di risoluzione di diritto.
Non vale l’inverso: proposta domanda di accertamento della risoluzione di diritto ex 1456, sarebbe domanda nuova, improponibile per la prima volta in appello, quella di risoluzione giudiziale ex 1453.
Se si deducesse l’inadempimento di una parte a condizione risolutiva del contratto, l’effetto risolutorio sarebbe automatico (anche se evitabile con la rinuncia della parte interessata alla condizione, certamente unilaterale), ed opererebbe con retroattività reale anche in odio ai terzi.
Il contratto si risolve di diritto quando scade infruttuosamente il termine stabilito per l’esecuzione della prestazione, se si tratta di termine essenziale nell’interesse della parte che l’attende.
Questa può però evitare la risoluzione se, conservando interesse alla [...]

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