LA SICILIA VA A PICCO

Oggi, nonostante la viva preoccupazione, lo sdegno e la giustificata paura che aleggia su di noi, dopi i recenti fatti di sangue successi a Parigi, vorrei parlare della Sicilia.
E' importante che i nostri politici, non approfittino di questo infausto evento, per cercare di distogliere le nostre attenzioni da ciò che quotidianamente siamo costretti a subire.
Non c'è un osservatorio stabile che segnali e denunci le mille disfunzioni che quotidianamente vive la Sicilia.
Si, nelle cronache dei mass media appaiono i " disastri " che si verificano nell'Isola, ma quasi sempre vengono dati come " notizie ", non come misfatti che vengono perpetrati contro la collettività.
Una collettività che, purtroppo, subisce ma non ha più la voglia di reagire, di urlare un dissenso, una collettività che si lascia andare all'indifferenza prendendo quanto accade come " scontato ".
Dal viadotto Himera, alla frana che sta assetando Messina, alle frane non stop che interrompono le arterie di collegamento principali e secondarie, dallo scandalo del centro di accoglienza profughi " Cara " di Mineo, agli arresti eccellenti ( vedi Roberto Helg ex vice presidente della Gesap, al presidente di Rete Ferroviaria Italiana Dario Lo Bosco ) ai processi come quello per voto di scambio all'ex presidente della Regione Raffaele Lombardo finito nel nulla.
E intanto la Sicilia continua a crollare con un governo ( quello di Rosario Crocetta ) che non governa e non riesce a fronteggiare le emergenze che si presentano ogni giorno.
Dicono Sicilia come " Terzo Mondo " per Messina, città rimasta senza acqua per la conduttura spezzata da masse di detriti che scivolano a valle.
Ma le responsabilità? Quelle, dicono, sono antiche, non attuali.
Ma per trovarle bisogna andare lontano, arrivare sino a Roma, ora Mafia Capitale, andando per quel'autostrada Reggio Calabria - Salerno i cui lavori non finiscono mai.
E' il cane che si morde la coda, è quel vecchio ritornello siciliano che dice " Tri pila avi 'u porcu..." che ritorna sempre in mente, mentre nessuno vuole ricordare i giovani senza lavoro, senza prospettiva che nbon hanno neanche voglia di protestare.
In compenso lasciamo arrichhire i soliti ignoti ( neanche tanto ignoti ) con i compensi che ricevono giornalmente per l'accoglienza ai profughi che fuggono dalla loro Terra in guerra, sperando di trovare una Patria migliore.
Ma quando mai? Le illusioni sono soltanto per i derelitti, le speranze per i disperati.
Sicilia abbandonata? No, solo sfruttata, fino al midollo.
Non c'è da rivolgersi  a Roma, anche se chi [...]

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