LA STATUA COLOSSALE - quarta puntata - i briganti

Il duca e Forgo, sui loro cavalli, seguivano il lento avanzare della statua.
- Eccellenza, ma come fa vostro cugino a sapere che la statua ce l'ha proprio con lui? - domandò il servo.
- Me lo chiedo anche io.
Conoscendo le "virtù" del caro Alister, scommetterei che gli abbia inflitto un qualche torto, se mai si possa fare un torto ad una statua.
Comunque qui mi stavo annoiando, quindi andiamo a trovare il cugino e facciamocelo dire da lui - decise il duca, e spronò il cavallo al galoppo, seguito prontamente da Forgo.
Costeggiando la temuta foresta, si allontanarono rapidamente dal colosso e puntarono verso il castello di Alister.
Mentre galoppavano, si voltarono a guardare la torreggiante minaccia che sbucava attraverso le chiome degli alberi secolari.
Come le rovine di una antica civiltà ingoiate dalla vegetazione, il bianco della pietra cercava di resistere, questa volta con successo, illuminato dalla altrettanto bianca luce della luna piena.
Dopo qualche minuto, la statua non poteva più essere scorta da quella prospettiva, ma solo udita per tramite dei suoi poderosi e lenti passi.
Il duca ed il suo servitore galoppavano attraverso la landa, verso la loro meta.
Staccandosi dal bordo della foresta, si diressero verso la strada per poter viaggiare più agevolmente nella poca luce della notte.
Giunsero dopo un'ora infine ad un bivio costeggiato da un boschetto di betulle.
Rallentarono per decidere la direzione, quand'ecco che dall'oscurità celata dagli alberi sbucarono fuori quattro uomini.
- Fermi! - gridò uno di loro, puntando un arco teso verso un punto imprecisato tra il duca e Forgo.
Per quello che si poteva scorgere alla sola luce della luna, l'uomo era un brutto ceffo ben piazzato, mal vestito, con la barba e i capelli scuri arruffati.
Gli altri tre gli stavano dietro a poca distanza, in chiara posizione subordinata.
Uno di loro, il più alto, era magro e biondo, con una rada barba, e impugnava una spada d'ordinanza.
Un altro, il più basso dei quattro, era rotondo, con i capelli castani in piena recessione.
Anche lui aveva una spada.
L'ultimo aveva il braccio destro mozzato all'altezza del gomito e stringeva con la sinistra un lungo pugnale.
Avevano tutti l'aria di soldati sbandati in cerca di vittime da derubare.
- Altrimenti? - domandò Mac Lennox con la consueta spavalderia.
- Ammazzalo! - suggerì il monco.
- No, aspetta, sembra un riccone, ci facciamo dare il riscatto! - disse quello più basso.
- Scendete da cavallo, e niente scherzi! - ordinò il capo.
- Abbassa l'arco e scenderemo: di cosa hai paura [...]

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