LATTE: Bene l’etichettatura d’origine, ma non risolutiva della crisi del settore

da Adiconsum La novità di maggior rilievo contenuta nello schema di decreto presentato oggi dal ministro Zaia è senza dubbio l’introduzione dell’obbligo dell’indicazione d’origine per il latte e per i formaggi, che – nell’intenzione del ministro – non punta a limitare la concorrenza, bensì a renderla più trasparente, garantendo ai consumatori la possibilità di scegliere tra prodotto a base di latte italiano e prodotto importato.
Se però, da un punto di vista strettamente consumeristico, non possiamo che accogliere favorevolmente l’introduzione in etichetta di un nuovo elemento di valutazione per il consumatore – che vede così nuovamente confermato il suo diritto ad operare scelte consapevoli –, d’altro canto non può sfuggirci, vista la cultura alimentare “campanilista” degli Italiani, che l’iniziativa favorirà i produttori lattieri del nostro paese.
Nell’attuale situazione di crisi di tutto il settore lattiero i produttori italiani, infatti, sono costretti a vendere il proprio latte a prezzi spesso inferiori ai costi di produzione (0,20 0,25 €/l), mentre dall’Europa dell’Est continuano ad arrivare forniture a prezzi nettamente concorrenziali (0,16-0,18 €/l).
L’obbligo di indicare sull’etichetta di un formaggio la provenienza del latte con cui è stato preparato renderà meno appetibile il prodotto di importazione rispetto a quello nazionale, spingendo così i caseifici ad approvvigionarsi in Italia.

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