LE CONSEGUENZE DELL'AMORE di Paolo Sorrentino

La noia, l'indifferenza, la solitudine, l'incapacità di comunicare, il pessimismo, sono temi molto consueti nel pensiero contemporaneo.
Nel loro insieme si rifanno alla corrente filosofica esistenzialistica; questo tipo di pensiero, peraltro, non è certamente nuovo, ma punto di arrivo di una sensibilità che da sempre accompagna l'uomo nel doloroso cammino del vivere.
Dal canto dei  lirici greci, agli anni "matti e disperatissimi" di Leopardi, dai dolori giovanili del Werther al pessimismo cosmico di Shopenauer, per arrivare alle "nausee sartriane", alle "noie moraviane" e al suicidio di Camus e Pavese, l'arte letteraria non ha mai trascurato di raccontare  "il dolore del vivere".
Ma anche altre muse sentono e cantano il problema dell'esistenza, come la musica dei blues o, ad esempio,  il cinema di Antonioni e di certa nouvelle vague francese.Al di  là della chiave artistica, certe problematiche si ritrovano anche in chiave psicologica e analitica, ma descritte in altri termini: autismo per la solitudine estrema, depressione per il pessimismo globale, mancanza di progettualità per la noia esistenziale, inconscio per la parte sepolta di noi.
Di tutti questi elementi c è traccia  nel film  del giovane regista napoletano, alla sua seconda opera; a partire dalla affermazione che "ognuno di noi è portatore di qualche segreto inconfessabile".
Nella fattispecie il protagonista nasconde al mondo una nutrita serie di cose: si droga in segreto da oltre 20 anni, se pur in modo contenuto e regolare, ha avuto drammatici rovesci finanziari e  traffica valuta per conto della mafia per salvarsi la pelle.
Il tutto richiuso per anni all'interno di un alberghetto di Chiasso, senza comunicare con alcuno, in completa solitudine.Lo strano meccanismo viene a saltare quando il solitario protagonista si innamora a distanza di una giovane barista dell'albergo, e comincia a riprogettare  la sua esistenza.
Ben conscio del rischio, scriverà nel suo libretto di bordo: "attenzione alle conseguenze dell'amore".
E infine, sapendosi   incapace di uscire dallo stato di"catalessi" della sua esistenza, si lascia giustiziare dai suoi carcerieri mafiosi, dopo averli derubati di una grossa somma in favore di terzi; concludendo in tal modo un racconto e una sceneggiatura talmente inusuale da avere impressionato favorevolmente la critica specializzata (autore sempre il giovane regista  Sorrentino ). A nostro avviso, però, una critica meno suggestionabile  e "tertulliana" (credo quia absurdum), potrebbe avanzare non poche riserve sulla struttura [...]

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