LE NOMINE IN EUROPA

Sono state fatte ieri sera le nomine per il rinnovo della carica di Presidente della Commissione dell’Unione Europea e per il Ministro degli Esteri: per la prima, nessuna sorpresa: è stato nominato il belga Van Rompuy, un ineccepibile personaggio che appare al di sopra delle parti, mentre per la seconda è spuntata a sorpresa la britannica, Catherine Ashton, 53 anni, pessimamente portati, di professione “baronessa” anche se appartenente ai laburisti inglesi; sembra che sia stato l’obbligo che gli europarlamentari hanno dovuto pagare alla “quota rosa”; e qualcos’altro! Se ricordate, per la carica di Ministro degli Esteri è stato in ballottaggio fino all’ultimo il nostro Massimo D’Alema che sembrava anche avere superato il veto di coloro che avevano lanciato lo slogan “mai un ex comunista”; chiaro che la compagine governativa avrebbe avuto piacere di scaricare in Europa un tipetto sempre pericoloso come “baffino” (diminutivo di “baffone” per coloro che si ricordano la storia), ma sembra che il nostro cavallo sia stato sconfitto da due eventi: l’obbligato contributo alla “quota rosa” e l’ostracismo dei compagni socialisti, i quali dopo aver bocciato la candidatura di Blair, non avrebbero visto di buon occhio la vittoria di D’Alema (lo “Stalin di Gallipoli” secondo Der Spiegel; “è un ottimo candidato, ma non è il candidato del nostro partito” ha dichiarato il socialista Schulz, con chiara allusione all’appoggio del governo italiano; della serie “dagli amici mi guardi Iddio perché dai nemici mi guardo da solo”.
Comunque sia, i personaggi nominati ormai sono quelli, entrambi molto “incolori”, senza nessuna “medaglia” da esibire, insomma delle mezze figure: la Ashton non ha mai ricoperto incarichi di rilievo, salvo un sottosegretariato nel precedente governo; poi, scusate se insisto, ma è veramente molto brutta, forse peggio della famigerata Camilla; non ha nessuna esperienza di “esteri” (come invece aveva D’Alema che in Italia aveva rivestito ben altri ruoli) e quindi non credo che possa rivolgersi ai Paesi arabi o asiatici con voce convincente, come se parlasse per l’intero continente.
Eppure, adesso, specie dopo il “si” della Repubblica Ceca al Trattato di Lisbona, sulla carta l’Europa avrebbe tutte le possibilità di intraprendere un discorso importante; questo solo se si presenterà “unita” alle varie contingenze internazionali, giacché ciascun Paese da solo non ha nessuna possibilità di incidere nelle scelte che si prospetteranno, siano [...]

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