LEGGE ELETTORALE, LE PERPLESSITA' DI ZAGREBELSKY

Tra i tanti temi inerenti la bocciatura della riforma costituzionale affrontati da Gustavo Zagrebelsky nella lunga intervista rilasciata a Marco Travaglio su Il Fatto quotidiano venerdì 13 gennaio, ve ne è uno in particolare che, a mio giudizio, merita d’essere evidenziato.
Alla domanda, “che si voti ora o nel 2018, siamo comunque a fine legislatura?”, il Presidente emerito della Consulta risponde, “Lei ne è così sicuro? Io un po’ meno.
Si dice che occorre armonizzare le leggi elettorali di Camera e Senato.
È giusto.
Ma, se non le armonizzano nel 2018, cioè alla naturale scadenza della legislatura, che succede? Si dirà che, per forza maggiore, per il momento non si può ancora andare al voto?”.
Quindi alla domanda, “pensa seriamente che potrebbero farlo?”, risponde: “Non mi stupisco più di nulla.
La continuità, ribattezzata stabilità, sembra essere diventata la super-norma costituzionale.
Il governo Gentiloni non ne è una dimostrazione, in attesa che si ritorni al prima del referendum?”.
Al giornalista che gli fa notare che la vittoria del No “ha mantenuto il Senato elettivo con una legge elettorale diversa dalla Camera, il professore replica, “La colpa sarebbe dunque degli elettori? E non di coloro che hanno scritto leggi con la sicumera di chi ha creduto che l’esito scontato del referendum sarebbe stato un bel Sì?” Già in altra occasione, all’indomani della vittoria del No, ho messo in risalto quest’aspetto, chiedendomi quali motivi avessero spinto Renzi e i suoi a presentare una legge elettorale, l’Italicum, che non contemplasse l’elezione del Senato da parte dei cittadini, dando per scontato la propria certezza che gli italiani avrebbero approvato la riforma!? Tuttora, sia sui giornali che in televisione, nessuno dei sostenitori del Sì spiega i motivi di questa sicurezza.
Né, che io sappia, nessun giornalista né conduttore di talk show, quando si affronta l’argomento legge elettorale, insistite su questo punto chiedendo loro spiegazioni in  merito.
Tutto resta sospeso in un limbo di incertezza, accentuato dalle perplessità di Zagrebelsky il quale non esclude che, in nome della stabilità, il governo Gentiloni potrebbe proseguire anche dopo il 2018, scadenza naturale della legislatura.
Soprattutto se la consulta dovesse bocciare anche l’Italicum per incostituzionalità a causa de “i capilista bloccati cioè nominati, per il premio abnorme di maggioranza e per la difformità fra il sistema iper maggioritario della Camera e il Consultellum proporzionale al [...]

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