LETTERA AD ENZO AVITABILE

«….È sang e nun è acqua….» e come sangue che scorre forte nelle vene,  forte come la passione e la voglia di dire e di fare.
Ho valuto farlo oggi, scriverti nel giorno di natale io che nel natale della chiesa non ci credo ma credo nel natale dei buoni sentimenti quello che una volta all’anno, tutti gli anni, fa chiudere gli occhi e riflettere; quello che fa pensare che forse qualcosa si può fare anche se poi quel forse non sarà mai fatto.Quel natale che dovrebbe essere ogni giorno, di ogni anno.
Ho voluto scriverti oggi ascoltando il disco, quello che avevo nel cassetto da un anno e solo adesso ho ascoltato e riascoltato e ascoltato ancora.
Spinta dalla voglia di capire e di raccontare.
Ho raccontato la musica di natale, quella dolce che è denuncia ma che è anche carezza e sogno che in questi giorni un mio caro amico porta in giro per le chiese campane e poi ho voluto capire da dove alcune di quelle denunce fossero partite ed è arrivato il Sacro Sud.
Quello che parla con rabbia e di rabbia.
La rabbia delle tante madri che ha visto pregare e dei tanti bambini che hanno perso  il loro sorriso di bambini.
Il disco è un capolavoro.
Un capolavoro di quelli che sono diversi sono strani; come le persone speciali che qualcuno definisce strane.
La stranezza è poesia e racconto, leggenda, incantesimo rotto.
Ogni pezzo, ogni preghiera raccontata o urlata o sussurrata arriva dritta al cuore.
Fa chiudere gli occhi e fa partire i pensieri, ma non è carezza non è sogno è scossone all’anima che ne resta annichilita; è dire quello che andrebbe detto non solo nelle chiese e non solo il giorno di natale.
Alcune di queste preghiere le conoscevo, altre le ho fortunatamente scoperte, come si scopre un segreto che cambia il modo di vedere le cose, ho dovuto ascoltarle e poi riascoltarle ho dovuto dare il tempo ai miei pensieri di farle proprie di fare e di sentire.
Ho ascoltato le note e i sussurri, i battiti dei tamburi e il grido della disperazione della supplica e della preghiera.
Ora sono qui dentro di me.
E scorrono nei miei pensieri come e di nuovo mi ripeto il sangue che scorre nelle vene.
Il suono ossessivo continuo e costante innesca il meccanismo di ascolto perché non distoglie l’attenzione, io che di musica ne capisco poco so che questa musicalità ha permesso l’innamoramento, il mio per il disco.
Scrivo spesso di musica popolare quando lo faccio la mia diviene una scrittura che è favola e a cui piace la leggenda e la carezza, adesso sto scrivendo e non ha voglia di favoleggiare adesso sto scrivendo e [...]

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