LIBRI. Arriva L'amante guerriero (Mondadori), D'Annunzio visto da Giordano Bruno Guerri

"Bisogna fare della propria vita, come si fa un’opera d’arte.
Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto sia opera di lui.
La superiorità vera è tutta qui".Gabriele d’Annunzio, Il piacere«Lavorate, lavorate, lavorate, voi giovani, voi pieni di fede, e di forza! Ci sono ancora molte vette da conquistare.
Tu, che sei una natura così signorilmente squisita di artista, tu farai molto, andrai molto avanti.
Getta via lungi da te tutti i timori, tutte le timidezze, tutte le esitazioni: sii audace, sempre audace; non ti stancare mai di cercare, di tentare, di provare.
La via dell’arte è lunga e scabra ed erta: per salirla ci vogliono dei lombi armati di valore.
Tu hai un’intelligenza fine e una cultura non comune; ti manca lo spirito irrequieto delle imprese.
Costì [...] in codesta baraonda vivente, tramezzo ai coetanei, alli emuli, alli invidi, fatti largo, per dio! Tu hai diritto di farti largo in faccia al gran sole: conquistalo [...].
Non ti spaventare della lotta: è la lotta per la vita: the struggle for life del Darwin, la lotta inevitabile e inesorabile.
Guai a chi si abbatte.
Guai alli umili! Non ti scandalizzare di queste massime poco cristiane.
Dà retta a me, a me che ti sono amico sincero e che ho molta esperienza dall’essere vissuto in mezzo alla gente combattendo a furia di gomitate e facendomi largo furiosamente».Chi scrive questi consigli a un amico, alunno del Conservatorio di Napoli, non è un ottuagenario.
È un giovane di ventun anni, già noto alle patrie lettere e che può permettersi di offrire la ricetta per imporsi e conquistare il successo.
Questo giovane sferrerà colpi formidabili alla vecchia cultura italiana, impaludata nel classicismo carducciano; alla politica italiana, perduta nei meandri di un trasformismo interminabile; alle abitudini della borghesia e della società ottocentesca, scossa dal terremoto delle sue intuizioni e dalla rivoluzione scatenata dalle sue parole, dalle sue azioni, dal suo gusto.
L’Italia, provinciale e appena uscita dalle illusioni risorgimentali, trovò in Gabriele d’Annunzio - dall’ultimo decennio dell’Ottocento agli anni Venti del Novecento - un poeta che le additava un’esistenza diversa, un riscatto o, almeno, un sogno.
Alternando odio e amore, assisteva incredula alle baldanzose intemperanze di un artista che non si accontentava della torre d’avorio riservata ai personaggi strambi e dissociati dalla realtà che lo stesso d’Annunzio definì «intellettuali».
Il sottotitolo di questo volume non si riferisce soltanto alle sue prodezze [...]

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