LO SPEECH DI OBAMA (seconda parte)

Dopo l’entusiasta introduzione di Biden, abituato ormai a far da spalla al più giovane candidato, la scena è stata tutta per Obama.
"Se vinciamo in Michigan abbiamo vinto le elezioni" ha detto ai diciottomila presenti, tanti per una cittadina di sessantamila abitanti di cui la maggior parte repubblicani.
"Un terribile uragano sta per abbattersi sulla nostra terra, per far fronte a questa terribile minaccia lavoreremo senza divisioni repubblicani e democratici.
Ho parlato col dipartimento di Stato e sembra che qualche lezione sia stata imparata dopo le disgrazie di Katrina, stanno monitorando la situazione e sono pronti all’emergenza".
Obama per quest’occasione ha abbandonato il vestito intero della convention ed è tornato in maniche di camicia assieme a Joe Biden in polo e pantaloni di tela.
Sapendo su quali temi battere in una terra afflitta dalla perdita dei posti di lavoro in seguito alla crisi economica, Obama ha posto l’accento sulla situazione di molte famiglie americane: "Quando Bill Clinton è stato presidente i redditi erano di 7500 dollari all'anno, da Bush presidente 2000 dollari l’anno quindi voi state lavorando duro per guadagnare meno.
Se voi perdete il lavoro non potete riempire il serbatoio per andare a cercarne uno nuovo.
Se non facciamo qualcosa ora l’America non potrà essere la stessa per i suoi figli".
Poi un affondo al candidato repubblicano: "Lui e Bush non hanno molte idee, questo è perché parlano tutto il tempo di me.
Noi rispettiamo Mc Cain ma ciò non vuol dire che lo votiamo perché ha le cattive idee imparate da Bush.
Dice che la nostra economia è salda che siamo un popolo di brontoloni.     Sto facendo campagna per 19 mesi ora e una delle cose che ho imparato è la generosità e la serietà degli americani, gente che non si lamenta mai".
"Io e Jhon Biden stiamo facendo campagna per darvi un lavoro" dice intonando lui stesso il coro Jo! Jo! rivolto al candidato vicepresidente che si alza dal pubblico.
"Guardate la folla che c’è oggi, la testimonianza che l’America è affamata di cambiamento" (continua...) 

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