LO SPOT PUBBLICITARIO E IL DIRITTO DI INFORMAZIONE

LO SPOT PUBBLICITARIO E IL DIRITTO DI INFORMAZIONE             Roma 10 febbraio 2009         Se parliamo di televisione pubblica in Italia, la polemica in auge in questo periodo tra “gli addetti ai lavori”, consiste nella condivisione o meno della recente scelta del governo francese di vietare passaggi di spot pubblicitari sulla televisione pubblica nazionale dalle otto della sera alle sei del mattino, includendo perciò il “prime time” televisivo, ovvero la fascia oraria di maggior ascolto.
      Da una parte infatti, si schierano i “puristi” del media televisivo che plaudono alla scelta francese considerandola un coraggioso esempio di come il servizio pubblico si può depurare da programmi di dubbio contenuto culturale, ideati nella parossistica ricerca del più vasto audience, a favore della tanto agognata ma mai precisamente definita qualità della programmazione, mentre dall’altra parte i “realisti” avvertono che una televisione moderna ha necessità di grandi risorse finanziarie e che il solo finanziamento pubblico proveniente dal canone di abbonamento risulterebbe del tutto insufficiente, a patto che non si voglia relegare la RAI ad un ruolo di televisione marginale, con ascolti residuali, fatta di documentari, dibattiti e concerti di musica classica, tutti contenuti di indubbio spessore culturale ma altrettanto indubbiamente lagnosi e insopportabili se somministrati in dosi massicce.
      Nel ritenere che la posizione dei “puristi “ sia sostenuta in modo strumentale dagli interessi degli editori della carta stampata che vedono in questa situazione una opportunità di accaparrarsi ampie fette di mercato pubblicitario, sono convinto che sul tema vada fatta una ulteriore considerazione senza cadere nella logica di contrapposizione dei due schieramenti.
      Nessuno infatti giudica la pubblicità un diritto di informazione al pari di quella giornalistica come invece dovrebbe essere.
      L’informazione pubblicitaria deve quindi conservare spazi idonei anche sulla televisione pubblica in quanto il cittadino/spettatore ha il sacrosanto diritto di essere informato in merito a ciò che il mercato propone quando si accinge a fare una spesa che gli interessa ( se  decido di comprarmi l’auto nuova, voglio vedere cosa offre il mercato per poter decidere), senza considerare che alcuni spot sono girati in modo così piacevole e divertente che in alcuni casi diventano un fatto di costume [...]

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