La Bibbia è un'altra storia.. Il Noè di Mark Twain....

   E Noè continua il suo racconto...
COSÌ NE PERDEMMO TANTI  «Fu così che perdemmo diversi animali; animali scelti che sarebbero risultati preziosi nei serragli - diverse razze di leoni, tigri, iene, lupi e così via; ché non vollero bere più acqua dopo che l’acqua di mare si era mischiata con quella fresca.
Ma non abbiamo mai perso una locusta, né una cavalletta né un tonchio né un topo né un germe del colera e roba del genere.
Tutto considerato, credo che nel complesso fu fatto un buon lavoro.
Eravamo pastori e contadini, mai stati in mare prima, eravamo ignoranti di cose navali, e so per certo questo: che c’è più differenza tra l’agricoltura e la navigazione di quanto una persona potrebbe pensare.
È mia opinione personale che i due mestieri non abbiano nulla in comune.
Shem la pensa uguale, e anche Jafet.
Quanto a quello che pensa Ham, non è importante.
Ham è contorto; ma trovatemi un presbiteriano che non lo sia, se pensate di riuscirci».    Lo disse con fare aggressivo, aveva in sé uno spirito di sfida.
Ho evitato l’argomento e cambiato discorso.
Discutere, per Noè, è una passione, una malattia, ne è sopraffatto, ne è stato sopraffatto per tremila anni e più; cosa che l’ha reso impopolare - molti dei suoi più vecchi amici hanno ancora paura di incontrarlo.
Anche chi non lo conosce inizia ben presto a evitarlo, anche se all’inizio sono contenti di incontrarlo e pendono dalle sue labbra, per via della famosa avventura.
Per un po’ sono orgogliosi della sua attenzione, perché lui è così distinto; ma poi li tratta come stracci e dopo poco cominciano a desiderare, come tutti, che qualcosa di brutto fosse capitato all’Arca.

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