"La Casa" di Fabrizio Mangatia

Certo che tornando alla casa non avrei mai pensato che ci avrei dormito.
Volevo semplicemente ritrovare me stesso bambino, recuperare le emozioni che mi appartenevano nel ricordo d'infanzia.
Tornavo spesso a Flora.
Ricordavo la sua risata argentina mentre ci inseguivamo per i corridoi dela casa.
Flora, chissa ora dov'era.
Era stata sicuramente il mio primo amore, l'amavo di quell'amore casto che solo i bambini possono e sanno provare, quel bisogno di sentirsi uniti per il solo motivo di un gioco col proprio simile coetaneo.
Nonostante tutto non ero sereno.
I racconti che i vecchi del paese facevano circa le cose che succedevano nel bosco intorno alla casa e il lago dappresso ritornavano a spaventare la persona adulta che era stato bambino.
La casa era sicuramente piu' piccola di come la ricordavo, sicuramente per le proporzioni del mio corpo che erano cambiate rispetto alla costruzione.
Il giorno prima mentre percorrevo la strada che mi avrebbe portato alla casa ricordavo i giochi che riempivano le mie giornate.
Finalmente arrivai all'indicazione stradale che avvertiva l'approssimarsi della localita' di aberdale.
Un brivido mi percorse la schiena quando svoltai per il viottolo che tante volte aveva imboccato la vettura di mio padre, che portava la famiglia a trascorrere la maggior parte dei week end dell'anno alla casa.
Essa era da sempre appartenuta alla famiglia fin da quando il nonno l'aveva fatta edificare dopo la seconda guerra mondiale.
Il terreno circostante a suo tempo era molto curato, esisteva un orto che nonno Joe aveva cura di tenere nelle migliori condizioni possibili alla sua abilita' di appassionato coltivatore.
In gioventu' coltivare la terra era stato il suo mestiere, ma essendo un uomo particolarmente abituato al lavoro ed all'arte di arrangiarsi propria degli uomini di quella generazione, aveva la capacita' di cavarsela in qualunque attivita' di tipo manuale.
Alla svolta da una curva la vidi.
O almeno credetti di vedere qualcosa.
Mi era sembrato che qualcuno o qualcosa corresse o si movesse tra gli alberi del bosco che affiancava la stradina.
Difficile dire se qualcosa c'era veramente o tutto fosse una allucinazione dovuta alla stanchezza o alla luce del giorno che andava mutando all'approssimarsi della sera.
Arrivai finalmente al cancello.
Scesi per aprirlo e mi fermai per osservare la casa.
Sembrava apparentemente in buono stato, almeno dall'esterno.
Si stagliava imponente per i suoi tre piani d'altezza.
Aprii il cancello con le chiavi che la vecchia signora Dole mi aveva dato.
La signora Dole era una [...]

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