La Certosa di Garegnano

"Bella e nobile" parola di Francesco Petrarca" Cominciato nell’estate del lontano 2003, il viaggio verso la Certosa di Garegnano è stato per me uno tra i più lunghi e travagliati.
In quel periodo mi trovavo in Calabria, alla ricerca delle antiche origini "achee" della mia famiglia.
Durante questo indimenticato soggiorno nelle ataviche terre, io e i miei famigliari, ci concedemmo una gita alla volta del piccolo comune di Serra San Bruno.
La storia di questo paese, di poco più di seimila anime, è legato, come si evince dal nome, a San Bruno il fondatore dell’ordine dei Certosini e fondatore del paese.
Narra la storia che a seguito della donazione di un terreno, da parte del Gran Conte Ruggero D’Altavilla, San Bruno decise di fondare qui la sua seconda Certosa – il termine Certosa e di conseguenza Certosini derivano entrambi da Chartreuse, nome del primo insediamento dell’ordine (nei pressi di Grenoble – ndr).
Durante il percorso della visita, mi imbattei in un’immensa cartina sulla quale veniva raffigurata l’intera Europa … in quell’esatto momento, un velo cadde da davanti i miei occhi.
Mi accorsi che nel Nord Italia, proprio nei pressi di Milano, poco oltre il cavalcavia che dall’autostrada porta al cuore della città, si trova la Certosa di Garegnano.
Pensa che ti ripensa mi sovviene che nella toponomastica della città è rimasto un ricordo di quell’edificio … Viale Certosa.
Alcuni anni dopo iniziai la mia “carriera” lavorativa in un’azienda che ha sede proprio in Viale Certosa.
Così durante una pausa pranzo decisi di prendere la linea tramviaria n.
14 e così spingermi verso il capolinea … il tenebroso Cimitero Maggiore.
Mi aggiravo per le vie di quella che non sembrava più nemmeno essere la capitale economica d’Italia, bensì un sonnacchioso paese della più remota provincia.
Al termine del viale, parallelo al più famoso Viale Certosa, ecco stagliarsi la cinta muraria con il suo austero cancello d’ingresso.
Dopo avere attraversato un piccolo peristilio, che veniva definito il “cortile delle elemosine”, accediamo al “cortile d’onore” e i restiamo rapiti dal biancore della facciata.
L’occhio che si era dovuto abituare alla leggera oscurità delle “elemosine” deve fare nuovamente i conti con la luce sfavillante.
“Ferito” fruga l’elegantissimo pastiche rinascimentale barocco che compone la facciata… cerca di riconoscere i santi raffigurati e cesellati nel sempiterno marmo di Condoglia.
Qui ritrovo un antico amico, ormai anche vostra conoscenza, San Bruno [...]

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