La Libera Cronaca del 27 gennaio 2010

La Libera Cronaca di Stazzema onora così il Giorno della Memoria 2010   Il Giorno della Memoria di un caporale e dei suoi quattro compagni stazzemesi, militari  inquadrati nel Corpo Guardia alla Frontiera in Jugoslavia.
  Premessa   Nell’avvertire che i luoghi e la temporaneità dei fatti risentiranno quasi certamente di qualche manchevolezza storica e geografica per il troppo tempo trascorso, la testimonianza del caporale G.
alla  F.
Francesco Vezzoni va a colmare un poco il vuoto di conoscenza di quella “resistenza silenziosa”, così l’ha definita il generale dell’aeronautica Mario Cellerino, scampato dal lager di Buchenwald, che consapevolmente abbracciarono le centinaia di migliaia di militari italiani internati nei campi di concentramento germanici.
Scelta che ancora non è rivalutata nelle coscienze delle giovani generazioni come valore patrio e sacrificio fondante della Repubblica.
Questa resistenza ha sofferto la dimenticanza con cui è sta compressa e quasi distolta alla storia, ma se saranno istruiti i processi per i crimini commessi contro i soldati italiani, le responsabilità non cadranno solo sui tedeschi.
Il silenzio su quest’immane immolazione di uomini, gettati allo sbaraglio in un’insensata guerra di sopraffazione, chiamerà moralmente in causa anche lo Stato Italiano e le forze politiche che non hanno impedito l’insabbiamento e le mezze verità che hanno accontentano tutti, ma  che non hanno tacitato quella giustizia che rifiuta che con il sangue dei vinti si detergano le impurità dei vincitori.
Nella testimonianza sono riportate  espressioni dialettali e, così come sono restati impressi onomatopeicamente nel testimone, nomi dei luoghi e tre frasi in tedesco, ovviamente come sonorità restata a distanza di 60 anni nella memoria del testimone.  Abbiamo scelto di non apportare correzioni né di fare riscontri geografici sui luoghi riferiti nella testimonianza.
Ci sono elementi precisi come il cognome degli ufficiali, il Campo  6 C della Mannesmann,  Duisburg, Meppen, Lubiana, Fiume che confermano la storicità di questa testimonianza e la determinazione del testimone di non accettare che la sua prigionia e quella dei soldati italiani fu quella stabilita  dalla regolamentazione internazionale che disciplinava lo status di “prigionieri di guerra”.
I soldati italiani subirono la prigionia diversa e più disumana, quella che i tedeschi riservavano allora ai “traditori”, così  erano considerati gli Internati Militari Italiani, uno status più umiliante e maggiormente [...]

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