La Milano - Sanremo del 1970 - la “fuga per la vittoria” di Michele Dancelli

Michele Dancelli capì subito che quella sarebbe stata una giornata speciale.
Il sole tiepido e luminoso, che lo aveva accolto in una Milano ancora assonnata per la festa infrasettimanale di San Giuseppe, era già di per sé un buon segno.
Così come lo era respirare l’aria meneghina, intrisa una volta tanto non del solito smog, ma degli aromi e delle essenze della primavera ormai alle porte.
Quella mattina, poi, il ventottenne corridore di Castenedolo, un piccolo comune del bresciano, sentiva le gambe girare a meraviglia.
Il riscaldamento pre-gara, fatto poco prima della partenza nel parco del Castello Sforzesco, gli aveva restituito sensazioni più che positive.
Fu così che quando Adriano Rodoni, presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, abbassò la bandiera a scacchi, Dancelli volle subito mettersi alla prova.
Non era ancora scomparso alla vista il profilo del Duomo che Michelino, atleta di punta della brianzola Molteni, si fece promotore della prima fuga.
Durò solo sei chilometri, ma gli bastò per avere una conferma sul suo eccellente stato di forma.
La Milano-Sanremo del 1970 assunse immediatamente le caratteristiche di una gara nervosa, incerta, con attacchi ripetuti e veloci manovre di rientro da parte del gruppo.
Favoriti d’obbligo il belga Eddy Merckx, vincitore dell’edizione precedente, e l’olandese Harm Ottenbros, detentore del titolo iridato.
Buone speranze le nutrivano anche altri campioni, come i belgi Rik Van Looy, Roger De Vlaeminck, Eric Leman e Walter Godefroot, gli olandesi Jan Janssen e Gerben Karstens, i francesi Cyrille Guimard e Lucien Aimar, il tedesco Rudy Altig, lo spagnolo José López Rodríguez e i nostri Felice Gimondi, Franco Bitossi, Italo Zilioli e Gianni Motta.
Gli italiani, in particolare, erano attesi una volta di più a una prova d’orgoglio: da ben diciassette anni, infatti, nessuno di loro aveva più vinto la Classicissima.
L’ultimo a riuscirvi era stato l’ottimo Loretto Petrucci, gregario-rivale di Fausto Coppi, nel lontano 1953.
Poi il buio totale.
La corsa, come detto, entrò subito nel vivo.
Alle porte di Pavia si registrò la prima iniziativa di un certo rilievo: Lucillo Lievore, un buon gregario in forza alla Zonca, si rese protagonista di una fuga – per così dire – pubblicitaria.
Venti chilometri, non di più, sufficienti però al corridore vicentino ad attraversare da solo il centro del capoluogo lombardo ed esibire con tutta calma, proprio nella città del suo sponsor, il marchio e la scritta stampati sulla maglia.
Si proseguì su questa [...]

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