La Napoli liberata di Erri De Luca

Fonte: www.avvenire.it 10.1.09  Nella nuova opera dello scrittore partenopeo i fili di varie esistenze individuali s’intrecciano sullo sfondo della città che accoglie l’arrivo degli angloamericani.
  E in un racconto rievoca la figura del padre DI FULVIO PANZERI  N el nuovo romanzo di Erri De Luca ritornano alcuni temi che ricorrono nella sua narrativa, quello della memoria corale di una città, Napoli, vista in un’ottica decisamente inedita e sempre assai originale, una Napoli che mette a nudo uno dei suoi aspetti aspetti, quello della solidarietà, della naturalità dei sentimenti.
E quello del romanzo di formazione, come già era avvenuto in uno dei suoi romanzi più intensi,  Tu, mio, uscito esattamente dieci anni fa nel 1998.
Qui De Luca accentra gli aspetti narrativi sul tema della mancanza del padre, dell’essere solo nella scoperta del mondo, in una situazione storica assai particolare, quella della seconda guerra mondiale, all’indomani, dopo l’armistizio del 1943, dell’occupazione tedesca.
  Sono due i protagonisti che raccontano a distanza di dieci anni che cosa è stata la città in quei giorni, quando «bombardavano tutte le notti, la città correva sempre, neanche gridava, correva e conservava fiato.
Gli scoppi delle bombe tedesche si confondevano con i bombardamenti americani, la sirena di allarme arrivava dopo che la contraerea si era messa a sparare».
Troviamo un ragazzino, che in quel periodo di guerra era molto piccolo, un tipo smilzo e contorsionista: «Ero cresciuto secco, affamato, l’unico sfogo era la partita di pallone il sabato pomeriggio e un allenamento in mezzo alla settimana».
Aveva così potuto infilare la testa tra le gambe di una statua posta a protezione di un rifugio segreto, buio.
Lui lo scopre, scende la scala e nel nascondiglio trova un ebreo che gli insegna l’arte di leggere, un uomo che conta moltissimo nella formazione del bambino che quando lascia il nascondiglio, avendo salva la vita, lascia lì tutti i suoi libri e persino la Bibbia.
Una figura straordinaria così come viene descritta, in una sorta di ombra sapienziale, da De Luca che quando gli viene chiesto il perché della scelta di non avere nulla con sé, nel suo ritorno al mondo risponde con un verso della Bibbia: «Nudo sono uscito dal ventre di mia madre, nudo tornerò là».
De Luca trae questa conclusione: «Stava a dire che il nascondiglio per lui era stato il posto di una seconda nascita.
Doveva uscire senza bagaglio».
Si prende cura di lui, che vive solo in una misera stanzetta del palazzo [...]

Leggi tutto l'articolo