La Neve

     L'ispirazione di questo racconto mi è venuto vedendo la neve caduta in montagna , ho abbinato questo fatto a una canzone del mai dimenticato Elvis Presley, una delle più belle che abbia mai cantato, con un testo di denuncia sociale.  Spero ancora una volta di coinvolgervi nell'emozione di un mio scritto.
Buona lettura a tutti voi.    La neve sta scendendo copiosa, osservo i fiocchi di neve coprire la strada e posarsi delicatamente sui tetti.
M’incanto a guardarli , torno con la mente a quando ero bambino.
Apro la porta che dà sul balcone, l’aria gelida entra in casa.
Respiro a pieni polmoni, la luce del lampione illumina l’intensità della neve che scende.
Per un attimo sento , o così mi sembra , di sentire un pianto, un singhiozzo che si perde  nel vuoto e nel silenzio.
Dico mi sembra , trattengo il fiato, come se potesse servire a sentire meglio.
La neve sembra coprire tutto, anche quello che credevo di avere sentito.
Rientro in casa, vado in cucina mentre alla televisione parlano della grande tempesta.
Accendo il forno, sono gesti meccanici, nelle orecchie ronza quel  “ pianto  “.
Riapro la porta e mi sporgo dal balcone cercando di scrutare meglio, acutizzando al massimo la vista e l’udito.
Riesco a sentire il posarsi della neve sulla strada,ma di quel  “ pianto  “ nulla.
Decido di scendere, prendo con me anche una pila, potrebbe servirmi.
Una voce dentro di me dice chiaramente che sono pazzo, là fuori non c’è nessuno.
Esco dal condominio  e vado verso gli angoli bui.
Come uno stupido urlo, chiedendo se c’è qualcuno ma la mia voce è l’unica che testimonia la presenza di qualcuno in strada.
Ho fatto il giro dell’isolato per ben due volte  ma inutilmente.
L’aria gelida  penetra attraverso la giacca a vento, i capelli ormai sono del colore della neve.
Vedo a fatica innanzi a me.
In lontananza mi sembra di scorgere qualcosa, forse una scatola di cartone o simile, decido di attraversare rischiando di essere preso sotto da un’auto che in quel momento stava transitando.
Sento l’autista imprecare , non sono parole d’amore ma tutto questo non mi ferisce.
La luce della pila , man mano che mi avvicino , dà forma a ciò che mi sembrava di avere visto : dei cartoni messi insiemi a mo' di casa.
Un insieme di cartoni, scatole, come se servissero a ripararsi dal freddo e dalla neve.
Ora sento distintamente un singhiozzo.
Il fascio di luce illumina una massa di capelli ricci sotto un viso da bambino.           Mi guarda.
Due occhi scuri, impauriti.
Le lacrime solcano [...]

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