La Piazza Tahrir ha vinto. L'incognita del potere ai militari

Lo sgomento e la frustrazione, la rabbia e il furore nell'ormai storica piazza Tahrir, epicentro della «rivoluzione» e nel resto del paese annunciavano sviluppi potenzialmente esplosivi e sanguinosi per il giorno dopo, venerdì, quando milioni di persone sarebbe (ri)discese per le strade per protestare.
Pochi minuti dopo le 6 del pomeriggio (le 5 in Italia), Suleiman è riapparso in televisione e ha annunciato che Mubarak (che secondo le voci aveva già lasciato il Cairo per Sharm el Sheikh e poi chissà per dove) aveva «deciso» di rinunciare alla presidenza e «incaricato l'alto consiglio delle forze armate di amministrare gli affari del paese».
Piazza Tahrir, brulicante di gente, è esplosa di gioia, come tutto l'Egitto e non solo l'Egitto: a Tunisi una folla ha celebrato la caduta del secondo satrapo dopo Ben Ali; a Gaza le strade della Striscia si sono riempite per festeggiare quella che un portavoce di Hamas ha definito «l'inizio della vittoria della rivoluzione», in acuto contrasto con il cupo silenzio di Ramallah, nella Cisgiordania di Mahmud Abbas, e in Israele.
Dopo che tutti i partiti e le organizzazioni politiche si sono lasciati influire e assorbire dagli interessi capitalisti e filoimperialisti, proprio quando il capitalismo pensava cosí di potere controllare il mondo per mezzo di una oligarchia é esplosa l'irruzione della massa che ha trovato la via per comunicarsi e per constatare la propria comunitá di interessi e di volontá di lotta.
Fonte: www.ilmanifesto.it

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