La Svezia dice no all'euro

STOCCOLMA - Gli svedesi dicono no all'euro e la moneta nazionale va in picchiata.
Dopo il referendum che ha sancito il rifiuto della divisa unica europea, la moneta passa di mano a 9,18-9,19 euro contro i 9,11 della chiusura di venerdì.
Nessun riflesso negativo, invece, per l'euro, che continua a guadagnare nei confronti del dollaro.
All'apertura dei mercati la valuta era già scambiata a 1,1271 dollari, in rialzo rispetto alle quotazioni Bce di venerdì scorso (1,1172 dollari).
E a metà mattinata ha incrementato ulteriormente i propri guadagni toccando quota 1,1280.
La conferma che il voto svedese non avrà particolari conseguenze sulle quotazioni arriva dal presidente della Banca centrale europea Wim Duisenberg.
Che in un comunicato sostiene che il risultato del referendum "non avrà un impatto né sulle politiche della Bce nè sulla posizione dell'euro".
Effetti a catena ci potrebbero essere invece sul piano politico soprattutto in Gran Bretagna.
Lo dimostrano i commenti di questa mattina della stampa inglese, che parlano di "monito" per Tony Blair o di doccia fredda sulle "speranze" dell'inquino di Downing Street per un referendum sull'ingresso nell'area euro prima delle prossime elezioni.
"Un monito per Blair sui rischi del referendum" è appunto il titolo del conservatore Times, e analoga lettura offre ai suoi lettori il progressista Guardian: "Le speranze di un referendum sull'euro infrante dagli svedesi".
Ma dai microfoni di Skynews Peter Hain, leader ai Comuni, ha ribadito che la decisione sull'ingresso della Gran Bretagna "non sarà influenzata dai risultati di Stoccolma".
Il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha espresso rammarico per l'esito del voto, ma non ha escluso un ripensamento: "Non è stata chiusa la porta e resta intatta la possibilità che la Svezia adotti l'euro in futuro"; mentre per il presidente della Commissione Ue Romano Prodi, malgrado "una larga parte della Svezia" comprendesse i vantaggi della moneta unica, "ha prevalso la paura del nuovo e questa è stata la scelta politica di chi vuole rimarcare le proprie differenze nazionali e ha timore di perdere quelle che ritiene essere sue particolarità, anche a dispetto di tutte le considerazioni economiche".
Una scelta che va rispettata secondo il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, "ma noi - aggiunge il ministro - dobbiamo continuare a lavorare perchè il progetto svedese non si fermi, e perché si riprovi un'altra volta quando oggi si è fallito".
Rispondendo alle domande del Gr3 Rai, il titolare della Farnesina smentisce il [...]

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