La Volpe e la Bambina

Dopo la trionfale, in tutti i sensi, “Marcia dei Pinguini”, Luc Jacquet torna dietro la macchina da presa con “La Volpe a la Bambina” e tenta la strada della narrazione più pura.
Racconta dell’addomesticamento reciproco (ah il Piccolo Principe!) di una simil Pippi Calze Lunghe e una volpe.
La ragazzina è la “rubinocrinita” Bertille Noel-Bruneu, doppiata nella versione adulta, da Ambra Angiolini, alias la voce narrante.
Abita in un casolare vicino alla foresta e curiosa e famelica di esperienze, adocchia l’animale passeggiare sulle colline e decide di farsi amica la bestiola.
Con la tipica prepotenza dei bambini – e dei mammiferi bipedi - che tutto possono, cercherà ogni espediente per raggiungere lo scopo.
Dopo una pausa dall’assedio alla volpe, dovuta alla rottura di una gamba, ricomincerà a farle la posta.
Nel frattempo la volpe è diventata madre di due cuccioli e la stagione invernale è passata.
La fiducia, dopo vari tentativi a vuoto, unirà i due mondi: la piccola entrerà in contatto con l’universo dell’animale e viceversa.
Le regole della natura contro l’arroganza umana.
Il tono del racconto è favolistico e il paesaggio nel quale è immerso (le scene sono state girate sulle montagne francesi dell’Ain e nell’italico Parco Nazionale dell’Abruzzo) è puntualmente fotografato/documentato con estrema precisione e bellezza stordente.
Molti silenzi accompagnano le escursioni delle due protagoniste e l’evoluzione del loro rapporto che culmina come nelle favole - quelle vere - senza il lieto fine.
  Qui, la forza retorica della pellicola, smorzata dalla narrazione fuori campo che sottolinea ridondante la chiara percezione del dipanarsi della trama, già descritta per immagini con devota maniera e pedagogiche intenzioni cristalline.

Leggi tutto l'articolo