La banda del buco ruba 12 chili d'oro e fiumi d'argento

Cronaca 25/02/2011 La banda del buco ruba 12 chili d'oro e fiumi d'argento IL MAXI-FURTO.
Ieri notte eluso l'allarme all'azienda Rdg di via Venier.
Almeno cinque malviventi in azione col martello pneumatico: sventrano un muro e fanno sparire 150 chili di merce per un bottino di 400 mila euro Vicenza.
Un martello pneumatico e un piano studiato nei minimi dettagli.
Un foro nel muro del capannone e tecnologie d'avanguardia per eludere il sistema d'allarme-radio dell'edificio.
Il risultato è un colpo coi fiocchi: dalla cassaforte del laboratorio orafo sono spariti quasi 12 chili d'oro semilavorato e circa 150 d'argento per un maxi-bottino di quasi 400 mila euro.
È un furto da professionisti quello messo a segno dalla "banda del buco" che ieri notte ha saccheggiato la Rdg srl, azienda orafa di via Sebastiano Venier, laterale della Riviera Berica.
Un colpo pianificato, preparato con cura e messo a segno con calma, con la "tranquillità" di chi è convinto di non essere scoperto: schermando il sistema d'allarme, i banditi hanno potuto lavorare per alcune ore per portare a termine il piano, prima che la vigilanza privata si accorgesse che qualcosa non andava e facesse scattare l'allerta.
Ma, ormai, erano le 5.30 del mattino e a quel punto i malviventi, pare un gruppetto di cinque-sei persone, si erano già dileguati con la refurtiva, facendo perdere le tracce.
Il danno è coperto da assicurazione.
Sul furto stanno indagando i carabinieri del radiomobile di Vicenza.
È stato un risveglio traumatico, quello di ieri mattina, per il titolare della Rdg Giorgio Realino D'Alessandro, 51 anni.
La sera prima, quando la sua azienda - che dà lavoro a sei persone - aveva chiuso i battenti, era tutto in ordine.
Poche ore dopo c'era un buco nel muro e dalla cassaforte era sparito un bendidio.
I malviventi hanno dunque agito nottetempo, approfittando dell'oscurità e della quiete di quella strada morta.
Non è chiaro, però, a che ora sia scattato il piano criminale.
Secondo una prima ricostruzione, i malviventi hanno raggiunto la zona su un paio di mezzi, tra cui forse un furgone.
Si sono appostati sul retro, dove sorge la ricicleria, e hanno dapprima disattivato l'impianto di illuminazione, dopodiché hanno colpito.
Armati di martello penumatico, hanno sventrato il muro del capannone e sono penetrati all'interno.
Operazioni complicate, che hanno rischiesto diverso tempo.
Sapevano però di poter agire indisturbati in quanto, con un dispositivo sofisticato, avevano eluso il sistema d'allarme radio, schermando il "campo telefonico" ed impedendo [...]

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