La camorra e il business del cocco: "Ogni giorno 200 euro al capo ma in un mese ne prendo 2500"

Non solo la droga.
E non soltanto la contraffazione, l'usura e il gioco d'azzardo.
Nelle casse della camorra scorrono ogni anno fiumi di soldi.
Quel che pochi immaginano è che anche dietro la innocente vendita (ma sarebbe meglio parlare di «spaccio») del frutto della noce di cocco i clan della criminalità organizzata napoletana riescono a organizzare un grande business.
Pare - questo spiegano le informative di polizia e carabinieri inviate alla Direzione distrettuale antimafia - che tra i gruppi criminali più potenti e impegnati a rastrellare vagonate di euro.
Gli affari corrono lungo l'intera penisola.
E sorprende davvero che nessuna Procura riesca a chiudere il cerchio attorno a questo scandalo che coinvolge - ricordiamolo - anche l'aspetto che resta quasi sempre in semiombra del lavoro nero, dello sfruttamento di opera e di prestazioni.
Ma tanto si sa: la camorra è maestra nell'utilizzare la disperazione altrui.  Arresti a Forlì.
Eppure qualcosa comincia a muoversi.
Dopo una serie di complesse indagini gli uomini della Squadra mobile della Questura di Forlì individuarono e sgominarono qualche anno fa il racket della vendita del cocco in spiaggia.
Ai domiciliari finirono due napoletani di 72 e 37 anni, padre e figlio, residenti il primo a Cervia, il secondo a Riccione.
Ad altre tre persone, appartenenti alla stessa famiglia, venne imposto l'obbligo di presentazione all'autorità giudiziaria, mentre sul registro degli indagati finirono anche altre nove persone, tutti i «dipendenti» della paranza made in Naples.
Un ottimo lavoro, quello svolto dai pubblici ministeri forlivesi.
Le ipotesi di reato che contestarono agli imputati furono quelle di associazione a delinquere finalizzata all'estorsione; di illecita concorrenza mediante violenza e minacce; di violenza e minacce a pubblico ufficiale e sostituzione di persona.
Eppure nemmeno il lavoro degli investigatori romagnoli riuscì a incastrare gli indagati contestando loro - quanto meno - l'aggravante del metodo mafioso.  Incensurati.
Ma la camorra sa come muoversi.
Ed ecco il motivo per i quali il reclutamento dei venditori in spiaggia viene scrupolosamente selezionato dai clan nei mesi precedenti alla stagione estiva.
Condizione imprescindibile per poter assoldare un venditore di cocco è la sua fedina penale, che deve risultare rigorosamente immacolata.
Gianfranco (il nome è ovviamente inventato per doverosa tutela dell'incolumità di chi parla) ha sui quarant'anni ed è disoccupato.
«Ho solo un piccolo precedente, roba vecchia - confida - Sono sposato e ho [...]

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