La chiesa e il convento di San Francesco dei Frati Minori Conventuali a Randazzo

A padre Giacomo Rosa di Randazzo (1472-1548) «huomo di molta eruditione, e di molta fama» L’Ordine dei Frati Minori Conventuali[1] fu fondato da Francesco d’Assisi (1182-1226) a Rivotorto, presso Assisi, il 16 aprile 1208-1209[2].
Nel 1209 San Francesco insieme ai suoi primi compagni si presentò a papa Innocenzo III, ottenendo l’approvazione a vivae vocis oracolo[3] della Formula vitae[4], la primitiva Regola (o protoregola) – basata su alcuni passi evangelici – ed il permesso di predicare e di condurre vita comune in povertà.
Solo più tardi, papa Onorio III, in seguito al Concilio Lateranense IV, riconobbe ufficialmente l’Ordine approvandone la Regola definitiva[5] con la bolla pontificia Solet annuere, emanata il 29 novembre 1223[6].
In forza dell’assenso di papa Innocenzo III, l’ordine francescano iniziò a diffondersi anche in altre regioni d’Italia.
Tradizionalmente i frati Minori arrivarono in Sicilia intorno al 1212 stabilendosi nella città di Messina, dove l’archimandrita dei Basiliani del SS.
Salvatore mise a loro disposizione la chiesetta di San Leone, circa tre miglia dalla città.
Qualche anno più tardi, nel 1216, i frati si avvicinarono alla città, stabilendosi a ridosso delle mura urbiche, presso la chiesa di Sant’Orsola, accanto alla quale costruirono il loro convento[7].
Il primo accenno della presenza dei francescani in Sicilia è quello di Jacques de Vitry, vescovo di San Giovanni d’Acri, il quale in una sua missiva dell’ottobre del 1216, scrisse che i frati Minores «s’incontrano una volta l’anno nel luogo stabilito per gioire nel Signore e mangiare insieme.
Qui, avvalendosi del consiglio di uomini buoni, formulano e promulgano le loro sante leggi e confermate dal papa.
Dopo di che si disperdono durante tutto l’anno per la Lombardia, la Toscana, la Puglia e la Sicilia»[8].
La Vita Prima di Antonio (1195-1231) ci informa che i frati Minori messinesi, nella primavera del 1221, ospitarono Antonio di Padova, che reduce dall’infelice missione in Terram Saracenorum, a causa di una furiosa tempesta, fu costretto ad approdare sulla costa messinese.
Stremato e in precarie condizioni di salute per via della febbre malarica contratta durante la missione, venne curato dai francescani messinesi[9].
Tradizioni tardive, riferiscono di un non ben documentato ritorno in Sicilia, in anni successivi[10], durante il quale Antonio avrebbe fondato diversi conventi[11].
Inizialmente gli insediamenti siciliani fecero parte della Provincia Calabriae[12] e solo in un secondo momento, ante [...]

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