La fine del piccione

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La fine del piccione Traccia n.
9 Si meravigliò per la quantità di forza che era riuscito a produrre in quel frangente, aveva sempre creduto di non esserne capace, lui che prediligeva lo studio e la vita comoda e non amava le attività sportive.
Osservando la libreria che fungeva da riparo frapposto fra sé e la canna fumaria della parete, comprese come la rabbia possa, di pari passo con l’accecamento della ragione, moltiplicare in maniera esponenziale la forza stessa di chi ne è preda.
Si sentiva stremato, con i muscoli che si abbandonavano alla fatica rilasciando tossine anestetizzanti sui terminali nervosi.
La percezione d’aver raggiunto la meta prefissata, di aver sciolto i dubbi ed i timori che lo avevano assillato fino ad allora, liberarono la mente dal rigore razionale lasciandolo in balia del suo inconscio.
Fuori il maltempo imperversava senza dar tregua tanto che anche nella stanza, al riparo dalla pioggia e dal vento, l’aria s’era parecchio rinfrescata ed inumidita.
Ivano, con le membra rilassate per il gran sforzo avvertiva l’avvolgimento che il freddo stava operando su di lui in forma quasi subdola, risalendo dall’epidermide su, lentamente ma inesorabilmente, su, verso il cuore, generando brividi al tessuto nervoso.
Dopo aver preso la coperta che usava per proteggersi dal gelo durante le notti invernali, si sdraiò sul divano avvolgendosi in quel morbido plaid da cui avrebbe ricavato da subito un benefico e confortevole tepore.
Il sonno ormai stava calando inesorabile su tutto il suo corpo, nell’abbandonarsi completamente al suo abbraccio, anche nel caotico intrecciarsi e sovrapporsi di immagini e suoni che percorrevano i suoi pensieri, come per il ritorno sommesso di una eco lontana, ritornava al suo orecchio, ad intervalli irregolari, ma continui, il rumore di uno strano ticchettio.
Non era più il suono stridente del raschiare che aveva sentito fino a poco prima, ma un picchiare continuo, quasi ossessivo, anche se condotto con ritmo ed una frequenza irregolari.
In quel frangente la sua mente, però, non aveva più la capacità di recepire ed analizzare ciò che i suoi sensi avvertivano, ma solo la funzione di trasmetterli al suo inconscio, dove venivano trasformati nel profondo delle sue ancestralità prima di venire proiettati nell’immaginario della sua fantasia.
Dalle piccole fessure che le palpebre abbassate lasciavano aperte, Ivano assisteva come impotente al fluttuare delle ombre sulla parete, la sola reazione che riusciva ad avere in quel momento era un dubbio che, come un [...]

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