La gioia umana e la gioia dono di Dio

Il libro biblico del Qoelet raccomanda di fuggire gli affanni della vita e di non farsi troppe domande, vivendo in semplicità e cercando di essere felici.
Ma conclude dicendo che, comunque, l’unica cosa da fare è temere il Signore e seguire le sue leggi.
Come conciliare queste due affermazioni? Il fatto è che l’uomo, che è essere materiale ma più ancora spirituale, è felice solo in Dio che, però, avendolo creato anche con una natura materiale e “psicologica”, non rinnega umane le gioie lecite, se queste non si oppongono al cammino della grazia.
Perciò le gioie umane, anche se lecite, vanno sì desiderate, ma come una giuda verso Dio.
Cioè non vanno ricercate fine a se stesse, ma in funzione della vita in Dio.
Ciò significa anche accettare le prove della vita (ognuno secondo quella che San Paolo chiama “misura della fede” che possiede), che nascondono la grazia e la gioia divine.
Le prove e gli affanni, perciò, ci saranno, ma, dice il Qoelet, vanno vissute senza “affanno”.
Sembra un para...

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