La giusta via cap23

1983, anni 18.
Diario di un viaggio per l'Italia con moto, tenda e sacco a pelo.
Il giorno dopo lo passammo interamente sulla spiaggia.
Io e Bocia eravamo già neri per l'abbronzatura che sul corpo di Bubu proprio non voleva attecchire.
Sembrava un formaggino.
Diceva che il sole del Ticino lo abbronzava di più di qualunque sole marino; forse era l'aria del fiume azzurro che si addiceva di più alla sua pelle, ma in fondo non se ne faceva un problema.
Il suo problema erano quei due esami di riparazione a Settembre.
Ed anche il mio, visto che a Settembre mi aspettava matematica.
Bubu mi chiedeva se come l'anno scorso ci saremmo trovati in biblioteca a studiare insieme.
Certo gli dicevo io, e come l'anno scorso finito di studiare un bel panino al salame con birra al solito posto.
E si! L'anno scorso quello era il momento più bello.
Soprattutto ai primi di settembre, quando arrivavano gli acquazzoni.
Ci si ritrovava mattino e pomeriggio in biblioteca, quella dell'oratorio, a studiare e a leggere Kerouac e Rimbaud, e poi verso le cinque si andava in una piazzetta in via Leonardo da Vinci a mangiarci pane e salame e a bere una birra seduti sul marciapiede ripareti dalla pioggia da una tettoia.
E non eravamo soli: con noi c'era tutta una schiera di rimandati.
L'unica differenza è che loro erano tutti ragionieri, io e Bubu liceali, scientifico io, linguistico lui.
Per fortuna quel mare, quel sole, e tutte quelle gran tette sulla spiaggia cacciavano qualsiasi fantasma, anche quello degli esami.
Si giocò un paio di partite a beach volley con dei ragazzi di Lucca dove perdemmo alla grande e ci toccò di pagare un cornetto ai vincitori.
Prima di cena poi ci facemmo un giro sul lungomare di Viareggio.
Bubu, vuoi tutte le gran tette, vuoi chissà che, decise di abbordare la prima ragazza carina che gli fosse capitata a tiro fingendosi un inglese.
Ci chiese di sostenere il gioco, anche se io e Bocia l'inglese lo masticavamo proprio male.
Ed infatti non passò molto prima che due ragazze ci venissero incontro.
Bubu decise, ora o mai più e le fermò con un excuse me, please, e cominciò una tiritera in inglese un po' maccheronico in cui non si capiva veramente niente.
Queste strabuzzarono gli occhi cercando di capire cosa volesse questo povero ragazzo.
Il problema è che Bubu, forse per l'emozione, diventava sempre più rosso e gli mancavano le parole.
Insomma chiunque avrebbe capito che non era un inglese.
Bocia mi si avvicinò facendo finta di niente e mi bisbigliò all'orecchio: che figura di merda! Però queste tipe non se ne [...]

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