La globalizzazione ha distrutto gli spazi simbolici

  Pubblico uno stralcio (la parte che più mi interessa) di un intervista a Pietro Barcellona, filosofo del diritto, che potrete leggere integralmente su: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=27965 .
Buona lettura, Giorgio.
(...) Qualcuno, però, dovrà governare.
Certamente.
Ma non è di questo che stiamo parlando.
La politica, per come io l’ho vissuta e concepita, è sempre un insieme di "radicalismo" ideale e allo stesso tempo di una realistica soluzione dei problemi che si presentano nella vita quotidiana.
Queste componenti non possono essere scisse.
Oggi invece ci troviamo su un terreno fragilissimo, fatto di parole e chiacchiere, dove manca sia il realismo riformista, sia il radicalismo ideale.
Manca una vera preoccupazione per il bene comune? Vede, il dramma è che oggi dopo aver detto "bene comune" in realtà non abbiamo ancora detto nulla.
Sono diffidente verso l’espressione bene comune, perché penso che l’uomo trovi rapporto con l’altro anche e soprattutto attraverso un rapporto interiore con se stesso.
È sviluppando questa dialettica esistenziale tra autonomia, amore, attrazione, relazione, che si sviluppano tanti terreni comuni, e non un bene comune ridotto ad astrazione.
Credo che ciascuno di noi debba avere a cuore non un "bene", ma uno spazio.
Uno spazio, dice.
Come l’agorà greca? Sì.
Lo spazio in cui è possibile che ognuno si ritrovi con se stesso e con gli altri.
Finiamo invece per pensare il bene comune come una "cosa", un edificio che serve interessi collettivi; una scuola, per esempio.
Mentre lo spazio comune è uno spazio simbolico in cui accade che ognuno si presenti, pubblichi le proprie emozioni, le proprie speranze e incontri le speranze e le emozioni degli altri.
La polis non era definita da un bene comune, ma da uno spazio pubblico in cui si rappresentava la vita degli uomini.
Le stesse gare tra i grandi tragici erano vissute da tutto il popolo come un momento di verità collettiva.
Tutto questo non c’è più.
Che cosa dunque ha tradito questo spazio simbolico? Lo ha tradito ciò che Maria Zambrano ha chiamato l’idolatria del nostro tempo, cioè l’aver messo il denaro, il successo e il potere al posto di tutto.
Non riesco a capire l’adesione di molte persone, che hanno anche motivazioni religiose o grandi ideali, a movimenti politici che sono appiattiti sull’esistenza quotidiana senza nessuno spazio di trascendenza.
La politica, come tutto quello che facciamo, non ha senso se si esaurisce nell’istante e nel suo significato utilitaristico.
Ma se si rimane [...]

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