La globalizzazione non crea povertà

Povera globalizzazione, così benefica per le sorti dell’umanità eppure così insultata.
A schierarsi in difesa del fenomeno di mondializzazione del mercato è, cifre alla mano, il Cato Institute.
Che con il suo nuovo Rapporto sulla Libertà Economica nel Mondo mostra quanto la globalizzazione abbia aiutato i Paesi in via di sviluppo ad uscire dalla fame senza minare il benessere nel mondo industrializzato.
Lo studio del noto think tank statunitense è importante soprattutto per i dati inediti sulla diminuzione della fame nel mondo e risponde indirettamente all’accusa lanciata ieri dalla Fao.
Il cui direttore generale, Jacques Diouf ha dichiarato: “La fame è aumentata, mentre il mondo è diventato più ricco”.
Dal Cato replicano: “Le buone intenzioni da sole non possono ridurre la povertà.
I pianificatori che stanno lavorando all’organizzazione dell’Assemblea Generale sugli Obiettivi del Millennio (che si svolgerà la prossima settimana, ndr) dovrebbero focalizzarsi sul legame tra crescita e libertà economica” - suggeriscono i ricercatori James Gwartney e Seth Norton - “Se non lo faranno, i risultati del loro progetto saranno drammaticamente destinati a fallire”.
Ebbene: dal 1980 al 2004, cioè nel periodo della globalizzazione, gli individui che vivono con meno di un dollaro al giorno nei Paesi in via di sviluppo, sono calati dal 32% al 16,9%.
Gli individui che vivono con meno di 2 dollari al giorno, nelle stesse aree del mondo, sono anch’essi calati dal 62,9% nel 1980 al 46,9% nel 2004.
Il Rapporto del Cato dimostra che la riduzione della povertà nel mondo è direttamente proporzionale all’aumento della libertà economica, misurata nei termini di: minor interventismo statale, maggior tutela della proprietà individuale, maggior libertà di scelta individuale.
I Paesi più liberisti, non solo sono cresciuti più rapidamente, ma hanno anche potuto innalzare e diffondere il benessere.
Nel 2004, i poveri che vivono con meno di 1 dollaro al giorno nei Paesi in via di sviluppo meno liberi sono il 32% della popolazione, mentre sono solo l’11,7% della popolazione in quelli più liberi.
La stessa cosa vale per i poveri che vivono con meno di 2 dollari al giorno: sono la maggioranza assoluta (59,7%) della popolazione dei Paesi in via di sviluppo meno liberi, ma poco più di un terzo (32,8%) in quelli più liberi.
Quanto al mondo industrializzato e ricco, lo studio del Cato Institute mostra molto bene quanto sia inutile prendersela con le presunte politiche “liberiste” di Bush, nel mirino dei media [...]

Leggi tutto l'articolo