La grazia è un potere quasi divino Ne è sovrano Ciampi, non Castelli - Il Riformista 3 Settembre 2003

Metto le carte in tavola: per parte mia sono convinto che Sofri questa grazia se la meriti, che sia giusta per l'uomo ma altresì per la vicenda che lo trattiene in carcere.
E ritengo inoltre che il potere di farlo uscire di galera spetti soltanto al presidente Ciampi, sicché nella fattispecie è irrilevante il dissenso di Castelli.
La prima è un'adesione personale a una campagna da molti condivisa, e in particolare dai radicali di Pannella; il secondo è un convincimento d'ordine giuridico, che prescinde da questo singolo episodio.
Provo a illustrarne le ragioni.
In primo luogo c'è la lettera della Costituzione, e più precisamente l'art.
87, che assegna il potere di grazia al capo dello Stato, senza citare alcun condominio col ministero di via Arenula.
Ma per forza: questo potere è figlio dell'analogo potere esercitato dai sovrani, sicché nella fattispecie Ciampi veste i panni d'un monarca repubblicano, è insomma titolare di attribuzioni svincolate dal circuito governo-parlamento.
Le stesse attribuzioni che Roma antica assegnò all'imperatore, attraverso la regola del «pollice verso» nei confronti dei gladiatori morituri; e di cui più tardi si vestirono i re, sottraendo alla pena capitale i condannati.
A suo modo, la grazia esprime infatti la quintessenza dell'autorità statale, un potere «di natura quasi divina», come lo definì Constant agli inizi dell'Ottocento: migliaia di giudici possono sbatterti in galera, un solo uomo può tirartene fuori.
Può farlo, ovviamente, se ne ricorrono le condizioni; da qui il carattere oggettivo e insieme eccezionale della grazia, che non dipende dall'abilità degli avvocati che di volta in volta la perorano, bensì da speciali vicende personali, da esigenze umanitarie, o più semplicemente dal bisogno di correggere l'applicazione cieca della legge, quando contrasta con un più alto sentimento di giustizia.
Succede infatti che talvolta la condanna ripugni ai giudici stessi: è accaduto per esempio nei riguardi dell'ingegner Forzatti, che nel giugno 1998 aveva staccato il respiratore che teneva artificialmente in vita la moglie.
L'anno scorso il pg del processo d'appello ha chiesto suo malgrado un inasprimento della pena, in applicazione d'una normativa che lui per primo non condivideva; tanto da osservare, durante la sua requisitoria, che solo una futura grazia avrebbe potuto riparare a quell'ingiustizia inflitta con tutti i crismi della legge.
Come ha scritto Mario Fiorillo nel suo libro sul capo dello Stato, la grazia costituisce dunque «l'ultimo rimedio contro la summa [...]

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