La lunga marcia delle «manette agli evasori»

Anche la nomenclatura delle leggi penali può avere la memoria corta.
Soprattutto se inclina alla corrività.
È il caso delle «manette agli evasori», ma anche della «spazzacorrotti».
Perché, nel campo del penale tributario, sinora, la proverbiale «manette agli evasori» è considerata la legge n.
516 del 1982.
Quella che, tra l’altro, oltre a prevedere un generale inasprimento delle pene, attrasse nell’area penale un’ampia casistica di violazioni sino ad allora considerate solo formali e cancellò la pregiudiziale amministrativa, la necessità, cioè, che prima dell’avvio del procedimento penale si fosse completato quello amministrativo.
E già allora si introducevano alcune soglie come i 25 o i 100 milioni di lire (di imponibile) per l’omessa dichiarazione, equivalenti a circa 45mila e 180mila euro o come il 2% per gli omessi corrispettivi.
E già allora emerse con una certa evidenza il rischio di un’applicazione viziata da distorsioni.
Per esempio, a Torino nel 1985 in due riprese - la ...

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