La mafia c'è, ma non si fa vedere

"Si allerta la tensione sui vertici di Cosa Nostra: il papa Michele Greco non è più sottoposto al carcere duro e Antonino Cinà, il medico dei boss, è stato liberato per buona condotta".
Bartleby legge con sgomento queste notizie sul quotidiano “La Stampa”, in una analisi di Francesco La Licata, cronista attentissimo delle storie mafiose e osservatore competente delle politiche statali di prevenzione e repressione nei confronti di Cosa Nostra e delle altra organizzazioni della criminalità organizzata.
E non può non condividere l’allarme.
Mano leggera dello Stato contro la mafia ? Bartleby è netto: "Preferirei di no".
La mafia, infatti, è ancora attiva e presente, in Italia.
Compie meno delitti clamorosi, cerca di non farsi notare, ha archiviato, almeno per ora, la stagione della violenza clamorosa e delle stragi.
Ma non per questo è meno pericolosa.
Leonardo Sciascia, profondo conoscitore della trama dei poteri politici e mafiosi, ammoniva: la mafia è più pericolosa quando non spara.
Come adesso.
E più volte, in tempi recenti, il Procuratore della Repubblica di Palermo, Pietro Grasso, non ha fatto mistero della sua preoccupazione: la mafia sta diventando “invisibile” e cioè traffica, fa affari, intimidisce, comanda, cerca di tessere nuove relazioni politiche e di potere, stravolge le normali attività della pubblica amministrazione e dell’economia ma in modo discreto.
C’è, cercando di non farsi notare.
Minaccia e preme, usa violenza, ma senza sangue.
La guerra di mafia è finita da tempo, ma la mafia, seppur più debole, non è finita affatto.
Tutt’altro.
Nuovi boss hanno preso il posto dei vecchi, nuove ricchezze si accumulano.
E Palermo, un po’ tutta la Sicilia ne soffrono.
Il guaio è che di questa mafia, presente, potente e silenziosa, quasi nessuno ha voglia di occuparsi.
Alcuni uomini di cultura ne parlano, minoritari, a Palermo.
Un centro studi intitolato a Pio La Torre (il dirigente del Pci assassinato dalla mafia nell’aprile del 1982) organizza un interessante convegno sui legami nazionali e internazionali della mafia.
Pochi giornalisti ne scrivono.
Pochi magistrati indagano.
Il resto, è silenzio.
Inquietante.
Dai poteri pubblici, arrivano segnali che non vanno in direzione di un chiaro impegno contro la mafia.
Si alleggerisce il regime del “carcere duro”, ideato per impedire, giustamente, ai boss più pericolosi di avere contatti con l’esterno, di continuare a comandare sulle loro cosche e gestire i loro affari.
Oltre sessanta boss hanno ottenuto un miglioramento delle [...]

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