La mia nuova vita in montagna con una motoslitta da domare

Ho fatto così: ho preso la mia vita e l'ho volontariamente stravolta.
Ho scelto di allontanarmi da tutto, per ripartire e mettere a fuoco meglio le cose importanti.
Ero felice della mia vita, ma il mio lavoro viaggiava su un binario morto, senza scambi, panorami, curve o stazioni.
Così in mezzo alla partita ho pensato che ribaltare di colpo il tavolo da gioco fosse la soluzione migliore per rimescolare le carte e ricominciare da capo.
Forse pretendere un'altra opportunità in un periodo in cui sembra troppo anche averne una, è pura presunzione...
Oppure ho solo fatto bene.
Vi chiederete perché sto a raccontarvi tutto questo su Virgilio Motori: perché ora sto qui, da solo, fuori fischia un vento di bufera, le mani si spaccano per il freddo, ma mai quanto il cuore per la lontananza.
Non c'è virtù o redenzione nel dolore della vita reale: la distanza alimenta solo un calmo, consapevole dispiacere.
Da lontano è invece più semplice mettere a fuoco di quello che realmente ti manca.
Non essendo questo il posto giusto per parlare degli affetti, una cosa è invece il posto giusto per dirla: la moto mi manca e tanto.
Mi manca guardarla nel box, sapere che è sotto casa pronta in qualsiasi momento mi venga voglia di prenderla.
Mi manca la coppia che entra e che si sente sul petto e nello stomaco, che per qualche ragione sconosciuta sostituisce i pensieri con i sorrisi.
Mi manca andare a fare un giro.
Da qui a lì senza dover dimostrare a nessuno, a partire da me stesso, che so fare imprese in sella: mi basta l'impresa di godermi la moto come mi va.
Poi, più di tutto, mi manca andare in moto con gli altri.
La più bella, magica esperienza che un uomo possa condividere con i propri simili dopo l'amore.
Mi manca partire, il rito di trovarsi al solito posto con le moto pronte.
Un posto che sembra pensato per perdere immediatamente tempo sulla tabella di marcia.
E ridere, ridere insieme di niente macinando chilometri verso una meta che in cuor tuo speri di raggiungere il più tardi possibile, perché in mezzo c'è il nostro viaggio.
Poi gli imprevisti e il tempo perso, i cambi di percorso, la gioia di una cena semplice..
e alla fine tutti a letto che domani si riparte.
Senza fare tutto questo per pubblicarlo su Facebook, senza sentire il bisogno di condividere per esibire, perché non esiste social network che sappia trasmettere le emozioni che si provano...
Non una rappresentazione della felicità a beneficio degli altri ma una felicità concreta, privata.
Parola così poco di moda ma così importante.
Mi manca tutto questo e da [...]

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