La mia vita .......

La prima regressione che feci, fu proprio, poco prima di incontrare D.
e in quei cinque incontri Alexander divenne proprio un vero maestro per me, ma anche qui me ne accorsi quasi un anno dopo andando da Claudio lo psicologo di Como che mi fece fare lui stesso una regressione nel suo studio dove rividi Alexander nelle vesti di un abate che mi infilava una spada nello stomaco; simbolicamente colui che rompe il mio ego, insomma il mio maestro!! Le regressioni si facevano in coppia.
Uno era sdraiato per terra l’altro doveva annotare su un quaderno tutto quello che diceva durante la trance.
Alexander guidava il gruppo attraverso la sua voce ed una musica molto coinvolgente, facendo prima un esercizio di contrazione e rilassamento e poi portandoci con la fantasia giù per una scala davanti ad una porta, ad aprirla e a vedere cosa ci vedevamo dentro.
Fu come sognare e vivere un vero e proprio film.
Le porte erano due e due erano i film che vedevamo.
All’epoca sognai di essere un semplice soldato romano che dopo essersi fatto un giro per le catacombe di Roma in mezzo a molti cristiani perseguitati era morto in guerra in mezzo al campo di battaglia affrontando la sua paura di morire e rendendosi conto di essere stato per tutta la vita un vigliacco incapace di assumersi le sue responsabilità, e poi una negra incinta, odiata dal suo clan poiché disonorata, ed uccisa in una palude in una notte di luna piena affogata.
Li per lì mi sembrava di aver vissuto veramente una mia vita passata, ma poi la cosa assunse un aspetto diverso perché consultando nei mesi successivi un amico psicanalista junghiano mi aiutò ad interpretare come dei veri e propri sogni le visioni che avevo avuto e a ricondurle alla vita reale e a quello che stavo vivendo in quel momento.
Quello che mi impressionò, fu proprio il vedere la mia parte maschile (il soldato romano) e la mia parte femminile (la donna nera incinta) mostrarsi piano piano alla luce della mia coscienza attraverso queste due storie facendomi vedere ciò che io pensavo realmente di loro e che non avevo mai avuto il coraggio di dirmi.
Ma all’epoca Alexander le mie visioni non le interpretò come tali, anzi io non le raccontai nemmeno al gruppo e le tenni per me.
Mi accorgo anche adesso che nel gruppo non ci sto sempre bene, dipende molto dalle persone che lo compongono.
Mi da fastidio o almeno mi dava fastidio, raccontare di me e sentirmi dire qualsiasi cosa e vedere che certa gente proiettava su di me il suo modo di vedere le cose.
Anche qua nel blog non sono riuscito all’inizio ad [...]

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