La morta in faccia (ennesima pausa al racconto in corso)

Però guardiamo, come la morte abbia valenza diversa, a seconda di chi essa accoglie.
Di chi non conosciamo, possiamo fare anche senza.
Ma se fosse tuo marito, oppure tua moglie, non diresti che è tragedia? E allora, cosa si aggiunge e cosa si toglie? Forse è l’affetto, parola mal disposta, che suona ma non richiama, nemmeno chi  si ama.
La conoscenza, la vicinanza, la fratellanza, genealogica assonanza? Forse quello è.
Così ci separiamo dai santi.
sappiamo piangere solo per quanti, hanno avuto vita facile con noi, difficile per gli altri risultarci simpatici.
Mentre loro, i santi veri, sanno lacrimare anche nei pensieri, immaginando chi non si conosce, che non debba per forza essere morto in croce.
Leggi sul giornale di gente andata al creatore, sposti l’attenzione su altra informazione: sul cinema, sul palinsesto, sulla previsione.
Mentre loro no, li vedi strofinarsi il naso e dici: ” guarda tu il caso, anch’io sono allergico all’acido lisergico”.
“Sei un drogato” pensi e te ne vai.
Non sapendo, e non lo sai, che quel povero signore, piangeva per un nome e un cognome, solo una faccia, solo una traccia.

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