La narrazione che ha ucciso il popolo siriano

  www.resistenze.org - popoli resistenti - siria - 29-03-16 - n.
582 La narrazione che ha ucciso il popolo siriano Sharmine Narwani | rt.com Traduzione da tlaxcala-int.org 23/03/2016 Il 23 marzo 2011, proprio all'inizio di quello che oggi chiamiamo il 'conflitto siriano', due giovani -Sa'er Yahya Merhej e Habeel Anis Dayoub- sono stati freddati nella città meridionale siriana di Daraa.
Merhej e Dayoub non erano civili e non si opponevano al governo del presidente siriano Bashar al-Assad.
Erano due soldati regolari nelle file dell'esercito siriano arabo (ASA).
Uccisi da uomini armati sconosciuti, Merhej e Dayoub sono stati i primi di ottantotto soldati uccisi in tutta la Siria nel primo mese di questo conflitto, a Daraa, Latakia, Douma, Banyas, Homs, Moadamiyah, Idlib, Harasta, Suweida, Talkalakh e nella periferia di Damasco.
Secondo la Commissione Internazionale Indipendente delle Nazioni Unite, incaricata di indagare sulla Siria, il bilancio delle vittime fra le forze governative siriane era di 2.569 entro marzo 2012, il primo anno del conflitto.
A quel tempo, le Nazioni Unite stimano a 5.000 il totale delle vittime di violenza politica in Siria.
Queste cifre danno un quadro completamente diverso degli eventi in Siria.
Decisamente non era il conflitto dipinto nei nostri titoli -se non altro, la 'parità' di morti da entrambe le parti suggerisce che il governo usò una forza 'proporzionale' nel contrastare la violenza.
Ma la morte di Merhej e Dayoub fu ignorata.
Non un singolo media occidentale raccontò la loro storia o quella degli altri soldati uccisi.
Queste morti semplicemente non erano in linea con la 'narrazione' occidentale delle rivolte arabe e non erano conformi agli obiettivi politici dei governi occidentali.
Per i politici americani, la "primavera araba" ha fornito un'occasione unica per scalzare i governi degli Stati avversari in Medio Oriente.
La Siria, il più importante membro arabo del' 'Asse di Resistenza' a guida Iraniana, era il bersaglio numero uno.
Per provocare il cambio di regime in Siria, i temi della "primavera araba" dovevano essere impiegati opportunisticamente – e così i siriani dovevano morire.
Il "dittatore" doveva semplicemente "uccidere il suo stesso popolo", e il resto sarebbe venuto da solo.
Come le parole uccidono Quattro narrazioni chiave sono state propinate fino alla nausea in ogni organo di stampa occidentale allineato, a partire dal marzo 2011 e con sempre più veemenza nei mesi successivi.
– Il dittatore sta uccidendo "il suo popolo"; – Le proteste sono "pacifiche"; – [...]

Leggi tutto l'articolo