La patatina "tira" ed il consumatore dice “no grazie”… Una modesta proposta

Vi siete divertiti, avete sorriso o sghignazzato imbattendovi in televisione in uno spot, vero spirito di questi tempi (e com’è noto mala tempora currunt…), dove il noto attore di film porno, Rocco Siffredi, pubblicizza, con uno spirito che definire da caserma sarebbe poco, patatine fritte in sacchetto ?
Oppure, com’è accaduto a me, che bigotto e baciapile non sono, anzi, ma laico e libero pensatore, di fronte a questo spot all’insegna del doppio senso, meglio, della dichiarata allusione ad un qualcosa (seppure delizioso) che con i tuberi c’entra solo marginalmente, vi siete sentiti a disagio e avete pensato “come siamo ridotti male se per pubblicizzare delle patatine fritte non si esita in tirare in ballo un pornodivo” ?
Perché è giusto, in questo mondo di oggi dove di fronte a fanatismi ed integralismi di ogni colore ed etnia, si rischia la pelle per delle vignette, oppure perché si è inviati speciali nel momento sbagliato e in un posto sbagliato, o ancora sacerdoti in un Paese, che vorrebbe essere europeo, ma é invece lontano dallo spirito e dalla civiltà occidentale, essere spiritosi, ironici, liberi, aperti, non bacchettoni e non oscurantisti.
Ma c’è comunque un limite, dettato non dalle fedi religiose, dall’oltraggio al senso del pudore, (che, come si sa, è soggettivo), ma semplicemente dal buon gusto e dalla buona educazione, che dovrebbe imporre di non realizzare e di non mandare in onda, in un orario in cui, davanti alla televisione si aggirano anche i bambini, uno spot tanto pecoreccio.
Tanto volgare che ci si aspetterebbe di vedere spuntare, accanto a Siffredi (che onestamente svolge il compito che gli è stato richiesto, e che gli è congeniale), anche la compagnia bella della commedia sexy anni Settanta, da Alvaro Vitali a Bombolo, Cannavale, ecc.
Tutto in una cornice, oltre che di allusioni sessuali, di rutti, scoregge (ma di recente abbiamo visto anche una pubblicità dove il peto è protagonista…), et similia.
Bene, lungi da me il pensare, nemmeno lontanamente, di chiedere di proibire la realizzazione e la messa in onda di uno spot del genere.
Se la casa produttrice di quelle patatine fritte in sacchetto pensa che per vendere faccia gioco chiamare in causa Rocco Siffredi che con fare allusivo afferma “Io di patate ne ho viste tante” e ci racconta, dopo aver snocciolato il suo catalogo, molto poco mozartiano, di “patatine” provate, che “non ce la faccio a stare senza”, faccia pure. Lasciamo che si qualifichi e squalifichi da sola, con questo modo di fare.
Penso [...]

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