La principessa Bebe

  Ripresa da Deborah Dirani C'era una volta una principessa che era nata bionda e combattiva ed era nata anche bambina e, come tutti gli altri bambini sani del mondo (più o meno) era perfettamente dotata di tutto ciò che le serviva per vivere.
Aveva due occhi vispi, un cuore sano, una bella testa (molto ostinata, e per fortuna) due mani, due braccia, due piedi e due gambe.
Un giorno, e ci sarebbe quasi da mettersi alla ricerca della strega cattiva che le ha fatto l'incantesimo, si svegliò da una malattia che sembrava un'influenza con due mani, due braccia, due piedi e due gambe di meno.
Tutto amputato per assicurarle un futuro in questo mondo e non nell'altro.
Questa principessa, che ancora era convinta di essere una bambina, aveva appena 11 anni e doveva imparare a vivere senza.
Senza quello che per tutti è scontato e banale: due mani, due braccia, due piedi e due gambe.
Si narra che appena messo il naso fuori dall'ospedale accettò di buon grado la fisioterapia e che, non appena furono pronte le sue protesi, ritornò al suo grande amore.
Che non era un principe azzurro (ci sono principesse che sanno farne a meno) ma la scherma.
E fu proprio quel giorno, quello in cui, seduta su una sedia a rotelle prese la sua spada (o fioretto o quel che è, abbiate pazienza) e si applicò a maneggiarla con una protesi attaccata a quello che le restava di un braccio, che quella spada si trasformò in uno scettro capace di rompere l'incantesimo che la voleva inabile o disabile, come preferite.
La polvere magica che rese tutto questo possibile, la principessa, se la tirò fuori dal cuore, dallo stomaco, dal cervello e dai reni: da ogni singola fibra del suo nuovo corpo.
Era fatta, la polvere, di determinazione, coraggio e forza.
Era talmente magica che le permise di arrivare in cima al mondo a conquistare definitivamente il cuore del suo principe.
Arrivò in cima a Olimpia e lo fece ridendo di un bel sorriso che le partiva dalla bocca e le finiva negli occhi.
Quel sorriso così sincero e aperto che solo chi ha zampettato sul limite dell'inferno è capace di allargare.
Noi comuni mortali, noi che zigzaghiamo tra la quotidianità delle umane sfighe, quel sorriso lì non lo potremo avere mai.
È il sorriso dei sopravvissuti, dei naufraghi dati per morti che hanno resistito alle onde e agli squali.È il sorriso di Bebe Vio, la principessa di questa storia che non è una favola, quando ha salutato Obama, avvolta in un vestito meraviglioso di Christian Dior.
Un vestito che le sta d'incanto perché è un vestito da principessa.
Che a 19 [...]

Leggi tutto l'articolo