La ragazza che morì due volte

L'aria era gelida e il cielo non ne voleva sapere di schiarirsi, sembrava che  sulla ridente cittadina di Otsu fosse irremediabilmente compromesso da scuri nuvoloni, ma i cieliegi erano già in fiore.
Emanavano un ottimo profumo  e così la dolce Yukiyo rimase a lungo, seduta su una panchina sotto uno di essi.
Rifletteva se trasferirsi fosse veramente l'unica soluzione.
All'improvviso una folata di vento le fece riaprire gli occhi, si era assopita; vide i petali di ciliegio che si rincorrevano nell'aria.
Poi si alzò e si diresse verso la stazione.  Il treno per Osaka, la grande città, arrivò puntuale.
Un addetto l'aiutò con i bagagli e si diresse verso il suo posto.
Il vagone era come al solito pulitissimo, Yukiyo riuscì solo a vedere una piccola scritta su un lato del sedile.
Accanto a lei era seduta un'anziana signora che, dall'accento abbastanza marcato, si direbbe venire da Hokkaido, una delle isole più floride di tutto il Giappone.
Il suo  volto era solcato da rughe, segno di immani fatiche e sacrifici, ma il naso e la bocca, piccoli e graziosi, non sembravano averne risentito.
Gli occhi, due fendenti di sciabola, si intravedevano appena.
Nel sedile davanti erano seduti un uomo e una giovane donna dai lunghi e fluenti capelli neri.
> disse l'anziana > disse Yukiyo > > indicò la giovane donna >

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