La regina dei briganti..

L’islam è una fede militare e quindi il suo dio non può mai perdere la guerra santa; se lo fa, scricchiola l’intera teologia musulmana.
Pensiamo dunque allo sgomento dei terroristi dell’ISIS costretti al ripiegamento da quei curdi che per loro sono solo un melting-pot perverso di credenti di “serie B”, eretici sincretisti yazidi, sopravvivenze pagane neozoroastriane e "nazareni" da marchiare come vacche.
Ma soprattutto l’umiliazione davanti alle belle donne dei curdi che imbracciano le armi spesso meglio dei loro uomini in un contesto in cui, secondo alcune scuole giuridiche, il morire per mano femminile chiude allo jihadista le porte del paradiso.
Perché se per gli ultrafondamentalisti le femmine sono solo bestie da soma da piegare mediante mutilazione dei genitali, le donne dell’universo curdo, anche se musulmane, non guardano il sole a scacchi da dentro la prigione del burqa.
Sono libere, coraggiose e pure bellicose, come il loro emblema, Margaret George Shello, la prima peshmerga donna.
Nata nel 1941 nel villaggio di Barwari, in Iraq, Margaret era cristiana siriaca; spesso, nei testi in inglese, viene definita “giacobita”, ma seppur non raro questo termine è improprio.
Quel che l’ambiguo "giacobita" vuole comunque significare è che la ragazza guerriera apparteneva alla Chiesa ortodossa siro-malankarese, una Chiesa orientale antica autocefala connessa canonicamente alla Chiesa ortodossa siriaca e posta sotto la giurisdizione del Patriarcato di Antiochia.
  Nel 1960 la Shello si arruolò nemmeno 20enne tra i guerriglieri del Partito Democratico Curdo in lotta contro il governo di Baghdad e presto si guadagnò il comando di un’unità militare tutta maschile.
La sua fama di "regina dei briganti" delle montagne si diffuse subito ovunque.
Al fronte le sue foto da "diva del muto" armata fino ai denti (amava farsi ritrarre dal talentuoso Zaher Rashid a Qaladiza, ai confini con l’Iran) erano un talismano per proteggersi in battaglia.
E lei si batté come una leonessa fino alla morte, leggendaria pure quella, nel 1969, a Kala-Komereyh, in Iraq.
Tra i siriaci i più sono convinti che sia caduta nello scontro di potere scatenatosi tra i leader curdi per colpa della preminenza che con lei veniva ad assumere la componente "assira" della resistenza anti-irachena, ma altri la preferiscono più romanticamente vittima di un innamorato reso folle dal di lei rifiuto di sposarlo.
Resta comunque che in un oceano musulmano irto di islamismi contrapposti l’origine delle valorose soldatesse curde per la libertà [...]

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