La rivoluzione interrotta delle donne

La rivoluzione interrotta delle donne di Lidia Ravera   13 agosto 2009   Ho provato una vera gioia, leggendo la «conversazione» con Nadia Urbinati, ieri, su questo giornale.
  Quando dice: «c’è, da parte delle persone attorno a noi, una specie di accettazione.
Il senso dell’inutilità collettiva».
Ho pensato: ha messo, come si dice, “il dito nella piaga”.
E mai frase idiomatica fu più opportuna.
  Qui si parla proprio di piaghe: indicarle è necessario, anche se sarebbe più elegante voltarsi dall’altra parte.
Toccarle fa male.
Ma attraverso il dolore, passa l’unica speranza di guarigione                                                              .
Dunque diciamolo: è morta la dimensione collettiva.
Il “noi” che rafforzava i tanti “io” di cui era composto, latita.
Era onnipresente, la prima persona plurale.
Ora è scomparsa.
Non è mai stata facile da declinare: includere l’Ego degli altri, sistemarlo accanto al proprio, non è mai naturale, tocca smussare angoli, reprimere individualismi, concedere generalizzazioni, perdere qualcosa di sè.
Però si può fare, anzi: si deve                                             .
Soltanto una massa di “io” ordinati in un “noi”, che li sovrasta e li protegge e li rappresenta, nel corso della storia, ha saputo abolire lo schiavismo, difendere il lavoro, conquistare diritti uguali per tutti, combattere il fascismo.                          L’individuo, da solo, può regalare all’umanità soltanto il godimento dell’arte.
È necessaria, l’arte, ma non è sufficiente.
Non oggi e non qui, in Italia                                                                                       .
Ha ragione la Urbinati quando dice: «Quel che fa questo governo non è ridicolo...è tragico».
  È tragico usare la paura e la fragilità psichica dei cittadini, aggravate entrambe dalla crisi economica, per disegnare una società che esclude e divide, che radicalizza le differenze e governa col ricatto milioni di solitudini.
  Poco più di metà degli italiani ha votato qualche anno di fiducia all’attuale Premier e alla sua “weltanschaung”.
Poco meno di metà degli italiani ha cercato, votando il centrosinistra, di segnalare il proprio “no                                         .
Si tratta di [...]

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