La saga del potere ...2 atti unici in un solo post

Per i lettori di figli di nessuno.
Stasera un monocefalo alieno ha deciso di iniziare un monologo attraverso i nostri schermi.
Le sue parole volevano stordirci.
Le sue parole volevano far apparire chiacchiericcio un tema di cui non riusciamo neanche a vedere i contenuti in tv.
A noi, però, la tv piace e ci piacerebbe vedere anche la rivolta delle veline, delle meteorine, delle farfalline, delle tartarughine, che dopo aver cantato "Meno male che silvio c'è" e aver battuto le "babbo Nataline" con un acuto da opera lirica, scendono in campo con i loro super poteri, nascosti (nelle parti intime), per liberare il mondo dal potente e cattivo "Novecento", che sceso dalla nave , è diventato ricco, famoso , impotente e cornuto ( da solo).
Si, lui ha fatto tutto da solo e questo è il copione che sta alla base della nuova commedia teatrale andata oggi in onda che vi proporrò in due atti.
Se fossi stata in un baracchino di marionette avrei riso...con certezza.
Primo atto: Il monocefalo appare.
Parla .
Ci sorride.
Ci crede idioti.
  Secondo atto: Bondi, un animale strano ,decide di attaccare e di gridare che la democrazia è in pericolo.
Ha una malattia preoccupante.
Vaga di posto in posto,dicendo di occuparsi di cultura.
Leggete questo..
  Il ministro in una lettera al "Giornale": "Il quotidiano è un superpartito che concentra in sé la dimensione politica, economica e anche giudiziaria" Da Bondi attacco a Repubblica "Un pericolo per la democrazia" Sandro Bondi, ministro della Cultura ROMA - "L'insidia più grande per la nostra democrazia" è l'azione del quotidiano Repubblica, "un superpartito che concentra in sé la dimensione politica, quella economica, quella culturale e perfino quella giudiziaria".
Lo afferma, in una lettera pubblicata dal Giornale, il ministro per i Beni e le Attività culturali Sandro Bondi, che definisce Repubblica "l'erede principale" della cultura giacobina.
"Nell'ipotesi che abbia successo il progetto destabilizzante" del quotidiano, si avrebbe "non la caduta di un regime, come ritiene Eugenio Scalfari, né la fuga di gerarchi felloni", ma "l'indebolimento della nostra democrazia e la rovina dell'Italia".
Secondo il ministro, Scalfari è abile nel "divulgare e accreditare nell'opinione pubblica una visione storiografica, politica e culturale che è esattamente agli antipodi della realtà" e nel "descrivere un regime corrotto e morente, contro il quale il suo quotidiano ha lanciato l'offensiva finale, trascinando con sè anche il Corriere della Sera e ciò che resta della sinistra".
La realtà [...]

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