La saga di Rambo e il nuovo "John Rambo"

Dopo aver entusiasmato il pubblico di tutto il mondo con il suo Rocky Balboa, Stallone torna dietro (e davanti) alla macchina da presa per dirigere, produrre e interpretare questo nuovo Rambo.
La saga di Rambo iniziò nel 1982 con il titolo originale "First Blood", il regista di allora era Ted Kotcheff e la sceneggiatura fu scritta dallo stesso Stallone insieme a Michael Kozoll e William Sackheim.
Il soggetto del personaggio di Rambo era stato invece pensato da David Morrell, un professore di letteratura che scrisse parecchi romanzi fra i quali però il solo John Rambo pare avere avuto un successo internazionale.
La critica inizialmente stroncò il film più per motivi politici che non per vera mancanza di qualità al suo interno, d'altra parte First Blood rappresentava in maniera tragicamente chiara i problemi a cui andavano incontro i reduci dal Vietnam e in quei tempi gli americani non erano certo propensi a pensare loro come "vittime".
La parte conclusiva del film terminava con un intenso monologo di Rambo in cui evidenziava l'annoso problema del reintegro nella società di tutti quei soldati che hanno sparato e ucciso in guerra.
E' realmente possibile riuscire a tornare a condurre una vita normale? Anche l'ultimo film di Haggis tocca lo stesso argomento e anche la risposta è la stessa, nessun ragazzo o uomo che prova di persona cosa sia la guerra può tornare a vivere una vita senza problemi.
Il finale del romanzo di David Morrell era addirittura più tragico di quello del film visto che vedeva la morte di Rambo, Stallone e gli altri invece pensarono a una fine più dignitosa per il loro personaggio e il film si conclude semplicemente con l'arresto del soldato.
Tre anni dopo, precisamente il 22 maggio del 1985, il personaggio di Rambo torna sul grande schermo grazie a una collaborazione nata fra Sylvester Stallone e James Cameron (sì, proprio quello che nel '97 dirigerà Titanic) che ne curano la sceneggiatura chiamando il film "Rambo: First Blood part II".
George P.
Cosmatos, a differenza del regista del primo capitolo, dona molto più spazio alle scene d'azione ma contemporaneamente riesce a tener fede allo spirito del personaggio di Rambo senza stravolgerlo in un fantoccio stile Steven Segal o Arnold Schwarzenegger.
Anche in questo secondo capitolo viene data molta importanza alla conclusione del film: il colonnello Trautman, vedendo l'inquietudine di Rambo, gli chiede esattamente cosa vorrebbe che accadesse per fargli trovare un po' di pace interiore.
Stallone/Rambo risponde così "Io voglio che il nostro paese [...]

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