La scala del paradiso (quando l'arte sposa la poesia)

"Un giorno ho visto un ramo spinoso di acacia che spuntava dalla neve.
Ho pensato: devo fare la scala della sofferenza.
L'ho tenuta lì un po'.
Una scala di spine.
Ma sentivo che mancava qualcosa.
Un giorno in casa c'erano dei fiori, ho preso una rosa e ce l'ho messa sopra.
Ecco.
Come ti chiami, le ho chiesto? E lei ha risposto: scala del paradiso.
A livello intuitivo fai cose che lucidamente non hai capito: se le interroghi e loro rispondono, hai trovato qualcosa che riguarda l'inconscio collettivo.
La scala in natura è l'albero, la scala che torna albero è la nostalgia.
Poi un giorno la rovesci, ed ecco un'altra visione: una scala mette radici, l'altra fiorisce...".
Così Marcello Chiarenza a proposito dell'opera La scala del paradiso (in alto).
E più in generale, per descrivere la sua arte:
"Nel mio lavoro subisco l’attrazione ed il fascino dello spazio, gli orientali direbbero del vuoto, quell’oceano infinito delle possibilità, il luogo senza confini in cui aleggiano le voci interio...

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