La scemenza di Michele Serra su Berlusconi

 Solitamente leggo Serra e la sua rubrica di Repubblica “L’Amaca” con piacere.
Spesso mi trovo d’accordo con il suo ragionamento, e quasi sempre, anche se non lo condivido, ne traggo spunto positivo di riflessione.
Stavolta però sono totalmente in disaccordo con quanto afferma il noto opinionista sull’infelice paragone fatto da Berlusconi tra i suoi figli e i gli Ebrei sotto il nazismo.
Serra afferma che si tratta di una innocua “scemenza” e come tale va trattata.
Si meravigli del clamore suscitato e auspica per il futuro che scemenze come questa cadano nell’indifferenza generale.
Quando una scemenza viene pronunciata da uno scemo qualsiasi, il giusto comportamento, anzi, il naturale comportamento è quello che indica Serra, ossia l’indifferenza, anche un po’ imbarazzata.
La scemenza pronunciata dallo scemo qualsiasi, però, non porta conseguenze se non il suddetto imbarazzo e può essere tranquillamente ignorata.
Quando però a pronunciare una scemenza è il leader di un partito che in Italia raccoglie quasi il 30% dei consensi, quando questo leader è oggetto di una sorta di idolatria da parte degli iscritti e dei notabili stessi del partito, quando egli dice stupidaggini da una vita e le stesse vengono accolte da molti come il Verbo, allora la scemenza smette di essere tale e diventa un concetto pericoloso, specie quando si fanno paragoni ignobili tra chi è stato vittima di violenze indicibili e chi vive nell’agio e nel lusso tale che il comune mortale fa fatica solo a immaginarlo.
No Serra, stavolta hai detto una scemenza. Luca Craia 

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