La scomparsa di Maddie diventa un documentario. Nuove rivelazioni

La storia di Madeleine McCann, la bambina di 3 anni scomparsa nel nulla in Portogallo nel 2007, viene raccontata in un documentario disponibile su Netflix a partire dal 15 marzo.
La vicenda è stata uno dei maggiori casi mediatici degli ultimi anni.
La serie, diretta da Chris Smith e prodotta da Pulse Films e Paramount Television, in otto puntate ripercorre ciò che successe alla bimba fino alla sua sparizione nel maggio 2007 quando si trovava in vacanza in un resort a Praia de Luz.
Per realizzare il progetto sono state analizzate le indagini con interviste agli investigatori e agli amici di famiglia della piccola.
Come riporta il Guardian, il documentario, che si chiama appunto “La scomparsa di Maddie McCann”, è stato molto criticato dai genitori della bambina che ritengono possa ostacolare le ricerche della polizia.
“Non capiamo come possa aiutare la ricerca -hanno detto Kate e Gerry McCann – Non faremo ulteriori dichiarazioni”.
Nel progetto, come si legge su Dagospia, sono state riunite le interviste a più di 40 collaboratori raccolte in 120 ore di girato, video d’archivio e ricostruzioni del caso.
Nella serie compaiono dialoghi con investigatori, giornalisti e amici della famiglia McCann, ma non c’è alcun contributo dei genitori della piccola.
Una delle ipotesi rivelate dal documentario è che la bambina sia «ancora viva», dopo essere stata «rapita e venduta da alcuni trafficanti di organi».
Tra le testimonianze raccolte c’è anche quella di Goncalo Amaral, un ex capo della polizia che sostiene che Maddie sia morta e che i genitori ne abbiano falsificato il rapimento.
«Qualcuno vicino alla famiglia conosce cosa è successo, ma non parla», avrebbe detto.
Intanto un alto funzionario di polizia, che ha partecipato all’inchiesta, si è detto fiducioso sulla risoluzione del mistero: “C’è una grande speranza nei progressi tecnologici.
Anno dopo anno l’esame del Dna sta migliorando.
Anno dopo anno altre tecniche, incluso il riconoscimento facciale, stanno migliorando”.
Scotland Yard, invece, ha chiesto al Ministero dell’Interno britannico ulteriori fondi per continuare la ricerca, costata fino a ora oltre 11,7 milioni di sterline, quasi 14 milioni di euro.