La scoperta dell'alterità

Mi accorsi che immaginavo benissimo,come se fossi stato presente,tutto ciò che lei stava facendo mentre io giacevo nel letto.
Io vedevo le figure piccole e remote,ma nitide di lei e lui muoversi,correre,abbracciarsi, camminare,giacere insieme,scomparire e riapparire.
Sapevo per esperienza che felicità sia trovarsi con la persona che si ama e che ci ama,in un luogo bello e calmo, ero sicuro che lei era felice,e mi stupivo di accorgermi che ne ero contento.
Si,ero contento che fosse felice,ma soprattutto ero contento che lei esistesse,in una maniera che era la sua e che era diversa dalla mia e in contrasto con la mia,con un uomo che non ero io,lontana da me.
Noi eravamo due e lei non aveva niente a che fare con me e io non avevo niente a che fare con lei,e lei era fuori di me,come io ero fuori di lei.
E insomma io non volevo più possederla bensì guardarla vivere,così com’era,cioè contemplarla.
Questa contemplazione non avrebbe mai avuto fine appunto perché io non desideravo che finisse.
In realtà io avevo definitivamente rinunciato a lei e,strano a dirsi, proprio a partire da questa rinunzia,lei aveva cominciato ad esistere per me.
Mi domandai se per caso,rinunziando a lei,avessi anche cessato di amarla,di provare per lei quel sentimento sempre illuso e sempre deluso.
Mi accorsi che quel genere di amore era morto,ma che l’amavo lo stesso,però di un amore nuovo e diverso.
Quest’amore poteva o non poteva accompagnarsi con il rapporto fisico,ma non ne dipendeva e non ne aveva bisogno.
Io non avrei cessato di amarla.
Così alla fine avevo imparato ad amarla,o meglio,ad amare senza più.LA NOIA - MORAVIA

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