La società aperta (1b)

    “LA SOCIETA’ APERTA E I SUOI NEMICI”        (1 b) “PLATONE TOTALITARIO”    di  K.R.
POPPER   In verità, Platone avversava il relativismo conoscitivo e morale dei Sofisti, che aveva creato nella città di Atene un pericoloso clima di relativismo politico, distruggendo l’assolutezza delle verità nel conoscere e nell’agire degli uomini, che il filosofo fa risiedere nelle sostanze ideali.
Non sono più gli uomini i soggetti interpretanti le verità in questo mondo, non è più “l’uomo” di Protagora di Abdera la misura di tutte le cose, ma sono le “Idee” iperuraniche ad orientare il portamento dei cittadini nella polis.
Le “Idee” -  di cui sono detentori illuminati i filosofi, perché soltanto le anime razionali dei filosofi le hanno conosciuto bene nel mondo “vero”, prima di incarnarsi in questo “apparente” -   hanno validità assoluta per tutti gli uomini.
Non c’è più spazio alcuno per il dibattito democratico dei Sofisti sui problemi della città.
Questa deve essere saggiamente governata dai filosofi, coraggiosamente difesa dai guerrieri, proficuamente approvvigionata dai cittadini, che con le loro diverse attività produttive possono disporre di proprietà, negate alle prime due classi.
I filosofi-governanti sono privati perfino delle proprietà degli affetti, non creano famiglie e si congiungono in amplessi con donne particolarmente selezionate per la nascita di figli eugeneticamente programmati, che vengono poi accolti ed educati in appositi istituti statali.
Nella Società Chiusa di Platone tutto il potere è demandato allo Stato, che pervade la società intera: il cittadino, la famiglia, le organizzazioni sociali, la proprietà, le attività produttive, le tre classi sociali, regolate dalla natura degli uomini e rigorosamente definite in bronzea, argentea, aurea.
“Lo scopo nel fondare lo Stato   - scrive Platone (Repubblica, 420 bc)  -  non è di rendere felice un unico tipo di cittadino, ma che sia felice quanto più è possibile lo Stato nella sua totalità  […..].
Non dobbiamo distinguere nello Stato una parte di pochi cittadini da rendere felici, ma vogliamo la felicità di tutti”.
E’ il motivo ricorrente di tutti i totalitarismi, antichi e moderni, che con il richiamo incessante alla felicità di tutti hanno finito per identificare, in misura totale, lo Stato dittatoriale con la Società, le autocrazie con le libertà, i formicai con le democratiche istituzioni sociali.
Eppure, Platone non esita un istante a manifestare tutta la sua aspra [...]

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