La sposa del Vento

Recensione di Giovanni Nuscis  “Sposa del vento” è la quarta raccolta poetica di Roberto Rossi Testa – traduttore e saggista nato a Torino nel 1956 - dopo Stanze della mia sposa (1987), Poca luce (2002) e Eunoè (2005).
L’elegante volume, edito da Nino Aragno Editore, raccoglie i componimenti scritti tra 1984 e il 2004 suddivisi in due parti; la seconda, più ampia, contiene i testi più recenti.
  Il titolo dell’opera richiama quello della prima raccolta (Stanze della mia sposa) ma anche il quadro di Oscar Kokoschka La sposa del vento (1914), riprodotto in copertina.
Il termine “sposa”, utilizzato nei due titoli, è riferito alla poesia ma, osserva Ernesto Livorni nella sua postfazione, “…c’è una voluta ed ironica ambivalenza nella definizione della provenienza della stanze stesse, della poesia che si dispiega in quei testi, così che il titolo suggerisce tanto la lettura forte, per così dire, della formulazione del testo poetico da parte del poeta quanto quella debole dell’accoglienza della poesia da parte del poeta, in una dinamica erotica ed agapica ad un tempo che non a caso affonda le sue radici nella esplicita rivisitazione di luoghi del Dolce Stil Nuovo.” Ripensando al libro e al quadro di Kokoschka, ci si chiede se nel “tempus fugit” stia il grido reiterato del “vento”, a cui è destino che s’accompagni, ora, la “sposa”, nella difficile se non tribolata convivenza: “Tu volevi la calma,/un semplice sfiorarsi/di lontano con gli occhi,/e quasi con durezza/hai respinto i miei brividi,/il mio mutare, i miei/tentativi di stretta./Pure per qualche istante/io ti ho fatta mia sposa,/sposa del mio vento”.
(Pallidia).
Un vento, anche, che strappa via, allontana, e poi, d’improvviso, ciclicamente, riconduce a noi, che profeticamente e religiosamente attendiamo con sensi e cuore protesi all’orizzonte, e all’oltre: “Verrà.
Verrà! Ancora/non ha volto né nome/ma saprò riconoscerlo/e in che modo chiamarlo/perché so da che punto/sarà la sua venuta/e ho imparato a distinguerlo/da tutti gli impostori/../Verrà ed accoglierà/verrà ed assolverà/malgrado la sua legge/che adesso appare adatta/solo a prendere in fallo/ma che paleserà/la sua misericordia./Brucerà interamente/tutta la legna verde/che ora fa lacrimare./Nessuno non ne andrà/sollevato e gioioso.” (Canto per la venuta).
Una sposa “visitata”, dunque, a suo tempo, nelle sue “stanze”, e, adesso, “tirata, coinvolta, resa partecipe, trascesa”: “Se adesso stufo il Cielo/coi miei lamenti è per/estrema [...]

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