La storia di un addetto ai bagagli che opera a Malpensa

Il recordman dei precari: 27 contratti in cinque anni «Adesso basta, vado dal giudice per avere il posto fisso» MALPENSA (Varese) — E dopo essersi sentito ripetere per la ventisettesima volta (ventisettesima precisa!) «le faremo sapere...», anche Michele Piacenza perse la pazienza.
Il recordman dei precari dell’aeroporto, ininterrottamente al lavoro dal 2002 con una serie di contratti di lavoro interinale ha deciso di rivolgersi al giudice per ottenere il mitico «posto fisso».
Michele ha 53 anni, due principi di ernia al disco, souvenir dei bagagli che da cinque anni carica e scarica ogni giorno in aeroporto; con la sua decisione rischia di diventare l’uomo simbolo dell’universo dei precari che gravitano attorno allo scalo di Malpensa e non solo.
A chi gli chiede se la sua decisione sia legata in qualche modo ai venti di bufera che soffiano sull’aeroporto, lui replica che non è così: «L’ho fatto innanzitutto perché ritengo di aver maturato un diritto, ma anche per dare un segnale ai tanti che si trovano nella mia identica situazione ma per paura stanno fermi».
Bè, la situazione di Michele non è poi tanto comune.
Un lavoro fisso ce l’aveva; anzi ne ha avuti due.
Il primo (impiegato all’Aermacchi), l’ha perso per via delle grandi ristrutturazioni che colpirono l’industria italiana a fine anni 80; il secondo, in una ditta di antifurti, andò in fumo perché la proprietà decise di delocalizzare la produzione.
E a Michele ormai alla fatidica soglia dei 50 anni, da allora non è rimasto che campare di precariato.
Insomma, è stato come se la sua vita avesse incrociato tutte le trasformazioni epocali del mondo del lavoro.
Senza saltarne una.
«Il primo contratto interinale — ricorda Michele — lo firmai nel febbraio del 2002: addetto al carico e scarico bagagli per la Ata (una delle società di handling che operano a Malpensa, ndr) e durava due mesi.
Mi fecero capire che prima a poi il rapporto sarebbe divenuto stabile e mi misi al lavoro».
Da allora, invece, Piacenza ha collezionato otto contratti e 19 proroghe (per un totale appunto di 27 «chiamate») tutte con la Ata e tutte per il movimento bagagli.
Stipendio sempre uguale, mai un euro in più di premio.
Quando si è rivolto a una banca per avere un mutuo (doveva cambiare l’auto), una volta vista la busta paga gli hanno detto che non era il caso.
Il prossimo contratto gli scadrà alla fine di ottobre.
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